All’interno della Polizia di Stato una donna su tre ha potere decisionale. Mentre la presenza femminile raggiunge circa il 30% degli arruolati nell’Arma dei Carabinieri
Le donne in divisa stanno cambiando le Forze Armate italiane. Dagli ultimi dati emerge che la presenza femminile è pari al 10% nell’Arma dei Carabinieri e al 34% nei ruoli direttivi della Polizia di Stato: i numeri raccontano una rivoluzione silenziosa, fatta di concorsi, gavetta e traguardi che fino a vent’anni fa erano impensabili.
I dati condivisi da Exforma, piattaforma specializzata nella preparazione ai concorsi militari, tracciano un panorama in rapida evoluzione: cifre che vanno ben oltre la rappresentanza simbolica e che iniziano a disegnare un sistema in cui il merito, la preparazione e la tenacia stanno abbattendo barriere che sembravano inamovibili.
Ma non tutto è uniforme: la presenza femminile è più alta nel Lazio e più bassa in Sicilia, Campania e Puglia. All’estero, nelle missioni internazionali, le donne in divisa sono ancora meno del 5%.
Come com’è cambiato il corpo dei Carabinieri in 25 anni
Era il 2000 quando l’Arma dei Carabinieri aprì per la prima volta le proprie porte alle donne: le prime due arruolate erano Ufficiali psicologhe nel Ruolo Tecnico. Nel 2015 le donne rappresentavano appena il 3% degli effettivi. Nel 2017 erano salite al 4%, nel 2020 al 5%. Nel 2025, hanno raggiunto il 10% del totale, con una concentrazione significativa tra gli Ufficiali, dove la percentuale tocca il 13% e arriva al 19% escludendo i gradi apicali, ancora difficilmente accessibili per una questione di anzianità di servizio.
Cosa sta cambiando nelle nuove leve
Guardando alle nuove leve che emerge la vera dimensione del cambiamento: oggi circa il 30% degli arruolati nell’Arma è donna. Il che significa che il 75% delle donne in divisa ha meno di 35 anni. Il futuro dei Carabinieri, insomma, ha già un volto diverso dal passato.
Polizia di Stato: quando le donne raggiungono i vertici
Nella Polizia di Stato la storia è iniziata prima: nel 1959 nacque il Corpo di Polizia Femminile, e con la riforma del 1981 le donne ottennero il diritto di accedere a ogni qualifica e ufficio. Ogni qualifica, tranne uno: i Reparti Mobili, quelli impegnati nella gestione dell’ordine pubblico, una barriera caduta solo negli ultimi anni. Oggi le donne sono 17.306 su un totale di 97.931 poliziotti, circa un quinto della forza effettiva. Ma il dato più sorprendente arriva dai ruoli direttivi e dirigenti, qui la percentuale femminile sale al 34%. Più di una su tre, tra chi ha potere decisionale nella Polizia di Stato, è una donna.
I numeri dei concorsi 2025
I dati sui concorsi 2025 raccontano dove si sta andando. Al concorso Allievi Ufficiali Carabinieri dell’Accademia le donne vincitrici sono state il 29,23% del totale. All’Accademia Aeronautica il 27,10%. Alla Scuola Marescialli della Marina Militare si è raggiunta addirittura la quota del 32,32%. Il percorso però non è privo di ostacoli. Le prove fisiche rappresentano ancora una sfida concreta, circa il 40% delle candidate non riesce a superarle, contro il 20% degli uomini, nonostante i parametri siano differenziati per genere. Un gap che non va letto come una limitazione intrinseca, ma come il segnale che la preparazione atletica mirata resta un elemento chiave per chi vuole indossare una divisa.
La formazione fa la differenza
Entrare nelle Forze Armate e di Polizia oggi non è mai stato così impegnativo. I concorsi sono diventati più selettivi, le prove più tecniche, i requisiti più avanzati. In questo contesto, la formazione strutturata non è un optional, ma un vantaggio competitivo reale. “Con l’aumento degli investimenti nel settore della Difesa e la crescente complessità delle selezioni, le Forze Armate e di Polizia richiedono sempre più candidati preparati”, spiega Nicola Cuccu, co-founder di Exforma insieme a Sara Travaglione. “Le selezioni per accedere a ruoli di alto livello, come quelli nelle Accademie Militari, sono tra le più difficili. L’impegno delle Forze Armate è concentrato sulla ricerca di profili con una solida preparazione, attitudine al comando e allo studio”, conclude.
Non è un caso che il 30% delle nuove reclute dei Carabinieri sia oggi donna. Il canale civile, ossia chi non ha esperienza militare pregressa, registra percentuali femminili molto più alte rispetto al canale riservato ai Volontari in Ferma Iniziale, storicamente più maschile. Le donne arrivano dalla vita civile, si preparano e vincono.
[Fonte: www.italiaoggi.it]






























