Percorso:

350ª Seduta Pubblica – Question Time (interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell’articolo 151-bis del Regolamento)

Fratelli d’Italia interroga il Ministro della Difesa Guerini sullo smantellamento imposto dagli Emirati Arabi Uniti della base dell’Areonautica Militare italiana di Al Minhad.

Resoconto stenografico in corso di seduta

PRESIDENTE. La senatrice Rauti ha facoltà di illustrare l’interrogazione 3-02730 sulla base logistica dell’Aeronautica militare negli Emirati Arabi Uniti, per tre minuti.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, Ministro, il 2 luglio scorso siamo stati costretti ad abbandonare la base aerea interforze di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti, operativa dal lontano 2000-2002. Si tratta di una base che è sempre stata necessaria per il supporto delle nostre missioni in Afghanistan (appena conclusa) e nel Corno d’Africa (in particolare in Somalia), ma anche delle missioni in Kuwait e in Iraq. Quella base ha sempre assicurato un appoggio operativo e logistico, anche per la sua posizione strategica nello scacchiere mediorientale, e ha sempre garantito il trasporto di personale e di mezzi per i nostri contingenti nazionali impegnati appunto nelle missioni. È quindi, credo, di tutta evidenza la gravità della ricaduta di questo sfratto sugli aspetti operativi, logistici, tattici e strategici.

Si tratta, signor Ministro, di un’area geopolitica di fondamentale importanza, essendo, come lei, saprà la base emiratina l’unica in grado di supportare le missioni italiane nell’area. Aggiungiamo anche che questa determinazione prepotente del Governo emiratino appare come una ritorsione a seguito di alcune decisioni del Governo pro-tempore Conte 2 ovvero quelle di revocare talune commesse e forniture di carattere militare.

Non entro in questo argomento che non compete la difesa ma è evidente – e questo invece riguarda anche la difesa – che c’è una situazione di crisi e di tensione diplomatica e politica tra il nostro Paese e gli Emirati Arabi. Questo potrebbe anche compromettere la nostra partecipazione col pattugliamento marittimo nello stretto di Ormuz, che ha bisogno di quella area come base.

Fratelli d’Italia chiede di sapere fondamentalmente tre questioni. Se lei non ritenga che questa vicenda abbia danneggiato gravemente l’immagine dell’Italia a livello internazionale. Vorremmo conoscere la sorte di parte del contingente, che è rimasto fuori dalla base ma che è ancora ad Abu Dhabi, e quale sarà il suo destino: mi pare si tratti di 20 unità. Terzo e ultimo punto, non irrilevante, riguarda la sorte e il destino degli strumenti e dei materiali appartenenti alla difesa italiana e se si ipotizza in questo un danno erariale per lo Stato italiano, in quanto difficilmente tali materiali potranno essere recuperati.

PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Guerini, ha facoltà di rispondere all’interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

GUERINI, ministro della difesa. Signor Presidente, in merito al quesito posto dall’interrogante, come noto le autorità emiratine hanno recentemente comunicato, tramite l’addetto militare di Abu Dhabi, la volontà di non estendere l’MOU tra il comando generale delle Forze armate degli Emirati Arabi Uniti e la difesa italiana. Al riguardo, il comando operativo di vertice interforze ha disposto l’immediata esecuzione del rischieramento di tutto il personale, degli aerei e del materiale presente nella Forward logistic air base di Al Minhad, riposizionando parte del dispositivo in Kuwait.

In particolare, dei 142 militari in forza alla base, 79 sono stati rimpatriati, 40 sono stati rischierati in Kuwait, per garantire la capacità di evacuazione sanitaria di urgenza e il trasporto tattico, mentre 23 sono rimasti in forza all’ufficio coordinamento transizione, dislocato a Dubai con funzioni di nucleo stralcio. Nello specifico, quest’ufficio sta assolvendo i compiti di chiusura delle pendenze di natura amministrativo contabile, ivi comprese le procedure per il rilascio delle aree in uso al contingente nazionale presso l’aeroporto di Al Minhad.

Nonostante il limitato preavviso ricevuto delle autorità emiratine, è stato tecnicamente possibile rimpatriare e movimentare materiali sensibili, attrezzature, mezzi e velivoli. In particolare, sono stati riposizionati, presso il sedime di Al Salem in Kuwait, automezzi, gruppi elettrogeni, sistemi di comunicazione, armamento, materiale sanitario, parti di ricambio dei veicoli e equipaggiamenti della linea volo e per le esigenze di manutenzione.

In merito all’hangar manutenzione, ai moduli prefabbricati, alloggi, mensa e aree ricreative nonché gli arredi è tuttora in atto, da parte del citato nucleo stralcio, la definizione delle procedure tecnico amministrative per la corretta individuazione della destinazione d’uso, non essendone stato tecnicamente possibile lo smontaggio e il rimpatrio in considerazione delle ridotte tempistiche disponibili.

Le conseguenze della decisione emiratina sull’attività di rientro del contingente italiano dall’Afghanistan sono state pienamente superate grazie alla capacità del comando operativo di vertice interforze di adattare il piano di ripiegamento alla nuova situazione, utilizzando strutture alternative senza subire ritardi.

Come ho già avuto modo di dire nel corso della mia audizione lo scorso 7 luglio in Commissione quadrangolare esteri e difesa, la difesa guarda con attenzione alle azioni diplomatiche in corso, per la ripresa del dialogo e la ricomposizione di positive relazioni con quello che rimane un partner importante per il nostro Paese. Tali valutazioni e tale attenzione sono accompagnate da impressioni positive anche in relazione al dialogo che ho avuto con il mio collega emiratino.

Ciò detto, non ritengo che questa vicenda abbia scalfito in alcun modo l’immagine delle Forze armate italiane, anche per via della grande credibilità, unanimemente riconosciuta, alle nostre donne e uomini in uniforme impegnati nel loro apprezzatissimo servizio in Italia e all’estero.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Rauti, per due minuti.

RAUTI (FdI). Signor Ministro, purtroppo siamo totalmente insoddisfatti della risposta in quanto, per quello che abbiamo sentito, molto lo sapevamo già ed è stato infatti oggetto di alcune nostre interrogazioni, rimaste peraltro senza risposta. Soprattutto, però, ci delude quello che non abbiamo sentito, ovvero il Governo non ha mai speso una parola di apprezzamento per il contingente che, in meno di due settimane, ha dovuto smantellare un’intera base come quella di Al Minhad, oltre a difendere e salvare i nostri materiali.

Proprio rispetto ai materiali, stupisce ascoltare l’ipotesi di un riposizionamento in Kuwait, quando tutti sappiamo che l’attuale base in Kuwait, che è quella che adesso usiamo, non ha assolutamente le caratteristiche, né logistiche, né tecniche per essere un aeroporto equiparabile, né una base equiparabile. Mi sembra quindi difficile immaginare che strutture come l’hangar, la mensa o la palestra – stiamo parlando di 10 milioni di euro di materiali – possano essere messe tutte in una base molto più piccola.

Ancora, stupisce ascoltare che questo non abbia leso la nostra immagine.

Signor Ministro, mi scusi, non è colpa sua, ma l’Italia ha subito un sonoro ceffone da questa storia – e perché è una ritorsione e perché è una prepotenza – e non mi pare di aver letto, né sentito una voce che abbia difeso il prestigio della Nazione, l’autorevolezza delle missioni internazionali e l’interesse nazionale. Mi pare che ci sia la volontà di stendere un manto di silenzio, perché abbiamo perso, non solo la base, ma, me lo lasci dire, anche la faccia. È questo che noi abbiamo perso a livello internazionale, signor Ministro. (Applausi).

[Fonte: www.senato.it]

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