Percorso: Isabella Rauti > Interventi in Aula Senato > 243ª Seduta Pubblica – Discussione di mozioni sulla tutela del patrimonio artistico nazionale

243ª Seduta Pubblica – Discussione di mozioni sulla tutela del patrimonio artistico nazionale

Resoconto stenografico in corso di seduta

Discussione delle mozioni nn. 258, 263, 264, 266 e 269 sulla tutela del patrimonio artistico nazionale (ore 17,59)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00258, presentata dalla senatrice Rauti e da altri senatori, 1-00263, presentata dalla senatrice Montevecchi e da altri senatori, 1-00264, presentata dal senatore Verducci e da altri senatori, 1-00266, presentata dalla senatrice Borgonzoni e da altri senatori, e 1-00269, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, sulla tutela del patrimonio artistico nazionale.

Ha facoltà di parlare la senatrice Rauti per illustrare la mozione n. 258.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, l’Italia… (Brusio). Si può avere un po’ di silenzio, signor Presidente?

PRESIDENTE. Colleghi, chi vuole allontanarsi lo faccia consentendoci di proseguire i nostri lavori.

RAUTI (FdI). L’Italia è un vero e proprio giacimento culturale, un concentrato straordinario di beni culturali e di siti riconosciuti dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità: tesori storici, culturali, artistici e musicali, ma anche architettonici; aree archeologiche e un immenso patrimonio archivistico e bibliotecario. Tutto questo ci rende famosi nel mondo e con linguaggi culturali diversi concorre al racconto della nostra civiltà millenaria. Cultura, arte, storia, monumenti, ma anche i paesaggi contribuiscono a questa ricchezza italiana sterminata e unica nel mondo, cui si accompagnano le culture locali, quelle delle cosiddette piccole patrie, e più in generale la cultura immateriale, caratterizzata dalle tradizioni, dai linguaggi locali, dal folklore, dalla ritualità delle festività, dagli spettacoli tipici e anche dalla cultura enogastronomica, altrettanto famosa a livello internazionale. Insomma, nell’immaginario globale credo di poter dire che siamo la Nazione dei saperi e dei sapori tradizionali ed antichi, eppure ancora vivi e vitali in ogni borgo italiano, anche il più piccolo, ricco e fortemente identitario.

La mozione di Fratelli d’Italia nasce anche da queste premesse e dalla consapevolezza che abbiamo la responsabilità culturale, politica e vorrei dire anche etica e morale non solo di salvaguardare l’intero patrimonio, ma anche di tutelarlo per tramandarlo alle future generazioni. Abbiamo il dovere di trasmetterne il significato, che definirei metastorico, e il senso simbolico (che, come suggerisce anche l’etimologia, significa mettere insieme, unire, armonizzare idea e rappresentazione, significante e significato, e più semplicemente portare dentro e contenere). È questo il senso della memoria e della storia che i simboli trasmettono.

Necessaria quindi, come dicevamo, è la tutela, ma anche la valorizzazione: questi sono i due concetti cardine intorno ai quali ruota parte della nostra mozione. La tutela non è solo un dovere morale, ma anche un richiamo costituzionale: mi riferisco all’articolo 9, che pone in capo alla Repubblica il compito di promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica e quello di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Aggiungo che lo Stato ha legislazione esclusiva nel settore della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema dei beni culturali a norma dell’articolo 117 della Costituzione, mentre la valorizzazione dei beni culturali ambientali, la promozione e l’organizzazione dell’attività culturale è oggetto di una legislazione concorrente.

Complessivamente, la tutela del patrimonio culturale e artistico nazionale chiama in causa sia le attività amministrative di regolamentazione che gli interventi operativi di conservazione e di difesa tesi a garantire la protezione e la salvaguardia dei beni e la loro pubblica fruizione. Esiste anche la tutela penale dei beni culturali dettata dalle norme contenute sia nel codice dei beni culturali e del paesaggio, che naturalmente nel codice penale. I reati di tutela del patrimonio culturale nazionale sono definiti tanto di natura delittuosa quanto contravvenzionale e mirano a impedire il depauperamento del patrimonio e a punire danneggiamenti, deturpamenti, imbrattamenti, eccetera, di cose di interesse storico e artistico.

Complessivamente – questo è un punto della mozione – emerge una disciplina non organica e disomogenea. Manca un corpo di norme tese esclusivamente a tutelare il patrimonio culturale secondo una visione che sia adeguata alla peculiarità e straordinarietà del patrimonio stesso. Insomma, il complesso delle norme vigenti, il sistema di tutela del patrimonio culturale si rivela insufficiente e gli strumenti a disposizione appaiono quasi inadeguati rispetto all’entità degli atti di vandalismo, distruzione volontaria, furto e danneggiamento. Ci appare dunque necessario tentare di modificare il quadro sanzionatorio penale rispetto a chi deturpa, vandalizza e distrugge beni riconosciuti universalmente di valore storico, artistico e culturale.

Dopo il concetto di tutela, vorrei passare all’aspetto della valorizzazione, sul quale insiste la mozione n. 258, che sottolinea come la valorizzazione dei beni culturali presupponga prima di tutto la loro tutela, che sta nel riconoscimento, nella conservazione e protezione e restauro. La stessa definizione di patrimonio culturale come contenuta nel succitato codice dei beni culturali e del paesaggio è complessa e riguarda beni artistici, storici, archeologici ed etnoantropologici, archivistici e bibliografici, ma anche paesaggistici, naturali, morfologici; potrei continuare ma in buona sostanza si intende tutto ciò che è testimonianza di civiltà e di bellezza. Il concetto e l’azione di valorizzazione sono in guerra permanente con ogni forma di abbandono, trascuratezza, degrado del patrimonio, nonché evidentemente con ogni atto di danneggiamento, distruzione, furto e vandalismo.

Vorrei tuttavia sottolineare che la valorizzazione richiede anche impegno di risorse adeguate e paradossalmente proprio l’Italia, concentrato straordinario di beni culturali, è tra i Paesi europei che stanzia meno fondi destinati alla cultura, trascurando questa immensa risorsa che potrebbe trasformarsi in ricchezza, opportunità, risorsa strategica, volano di turismo per il rilancio nel nostro Paese. Proprio la situazione di post-pandemia, la crisi economica che stiamo attraversando, con la crisi del settore del turismo, ci dimostra ancora una volta e ancora di più quanto il turismo sia volano e asse portante dell’economia, fonte inesauribile di attrazione internazionale. Oggi gli operatori sanno bene che costo ha il fatto che turismo internazionale non ci sia in questa stagione estiva; il turismo che potrebbe rappresentare, perché lo ha sempre fatto e deve tornare a farlo, un circolo virtuoso per l’indotto lavorativo e la produzione di ricchezza.

In questa illustrazione non mi soffermo sulle criticità e le doglianze che circondano la questione dei beni culturali, che sono comunque puntualmente evidenziate nella nostra mozione e che riguardano non solo le condizioni di incuria e di abbandono, insomma quelle che vengono definite propriamente le ferite alla bellezza, ma anche la questione eterna ed irrisolta dell’incompleto censimento delle opere d’arte del patrimonio nazionale, nonché quella delle risorse dedicate al personale impiegato nel settore. Con la mozione n. 258 si intende porre l’accento più che altro sul fatto che il patrimonio culturale rappresenta la storia, la memoria e l’identità di una Nazione e a sua volta costituisce il presupposto sia materiale che ideale per trasmettere la consapevolezza delle proprie radici e il complesso delle tradizioni di un popolo.

La nostra mozione, che speriamo sia condivisa (ci conforta il fatto che ce ne siano altre quattro che vanno nella stessa direzione di comune difesa del patrimonio) chiede al Governo sostanzialmente tre impegni fondamentali: la predisposizione di un piano straordinario di interventi finalizzati alla messa in sicurezza, tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio; l’adozione di iniziative anche di carattere normativo finalizzate a garantire una adeguata difesa del patrimonio culturale, anche con una riforma organica della disciplina sanzionatoria; infine, la predisposizione e l’adozione di strumenti tecnologici avanzati per un’adeguata azione di sorveglianza e salvaguardia quindi del patrimonio culturale italiano. Nella dichiarazione di voto mi riserverò poi di aggiungere alcuni elementi, sperando in un’azione condivisa dell’Assemblea che porti a una votazione congiunta di tutte le mozioni presentate in materia. (Applausi).

[Fonte: www.senato.it]

Questa voce è stata pubblicata in Interventi in Aula Senato, Primo piano.