Percorso:

Interrogazione a risposta scritta – Atto n. 4-06588 – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

Atto n. 4-06588

Pubblicato il 15 febbraio 2022, nella seduta n. 403

BARBARO , RAUTI , MALAN , FAZZOLARI , IANNONE , GARNERO SANTANCHE’ , PETRENGA , MAFFONI , LA PIETRA , CALANDRINI – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -Premesso che:

è trascorso un intero anno dalla tragica uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo e si intensifica un dolore mai sopito per quanto accaduto, come anche lo sdegno per la poca attenzione che i nostri connazionali, altissimi rappresentanti dello Stato, hanno ricevuto in questi mesi;

per altre vicende internazionali, sovente si sono palesati costanti interessamenti da parte dalle istituzioni, e conseguentemente dai mezzi d’informazione, che hanno certamente contribuito ad indurre le autorità estere ad essere maggiormente incisive e, in qualche caso, risolutive;

il triste silenzio delle istituzioni italiane è stato infranto principalmente dal Gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia, con la produzione di tre interrogazioni a cui il Governo ha dato riscontri che in altre democrazie avrebbero determinato un senso profondo di sdegno, per la reiterate risposte a giudizio degli interroganti generiche ed evasive;

il nodo oggettivo sulla sussistenza di responsabilità non è ancora sciolto ad un anno dal gravissimo accadimento: è stato ucciso il massimo rappresentante del nostro Stato e il suo unico operatore di scorta in una zona di conflitto ad altissimo rischio, tanto che, come ricordato nelle pregresse interrogazioni, qualsiasi funzionario estero transiti in quell’area dispone di numerosi operatori di sicurezza e adeguati mezzi blindati; il Parlamento ha il diritto di sapere se ciò che è accaduto deve considerarsi una circostanza sfortunata o il frutto di una manchevolezza del nostro dispositivo di sicurezza, e in tal caso occorre individuare le precise e dirette responsabilità;

è pur vero che il capomissione non deve chiedere preventiva autorizzazione per muoversi, tuttavia in ogni spostamento e nello svolgimento delle sue attività dovrebbero essere applicate, a seconda degli scenari, le “standard operative procedure” ossia quell’insieme di misure previste a seguito di attività di intelligence tese a mitigare al massimo il rischio connesso alle attività diplomatiche e che fisiologicamente nel caso di specie avrebbero dovuto prevedere un approfondito e meticoloso coordinamento con la sicurezza di chi ha organizzato la missione sia in fase preventiva, sia in missione e sia al termine;

gli interroganti apprendono da fonti giornalistiche locali che tutti e tre gli operatori del PAM (programma alimentare mondiale dell’ONU) che presero parte al convoglio siano stati trasferiti, due all’estero e uno in un’altra provincia, e che a tutti i componenti della missione e ai loro familiari sia stato imposto il divieto di parlare con chiunque dei fatti accaduti quel giorno. Un riferimento chiaro alle reticenze dell’organizzazione che aveva in carico la sicurezza della trasferta verso Rutshuru e che ha in un suo responsabile, Mansour Rwagaza, l’unica persona che risulta attualmente indagata per aver falsificato i documenti relativi allo spostamento via terra, omettendo la presenza del diplomatico e del carabiniere che avrebbe obbligato l’organizzazione a fornire una scorta armata;

nella giornata del 18 gennaio 2022 sono apparse notizie stampa in cui le autorità congolesi, specificatamente la Polizia del nord Kivu, hanno dichiarato di aver arrestato alcuni soggetti che avrebbero preso parte all’azione criminosa che ha portato alla morte dei connazionali,

si chiede di sapere:

in capo a chi risieda la responsabilità di fornire la protezione ravvicinata dei nostri rappresentanti diplomatici;

quali siano, se esistono, le standard operative procedure per gli spostamenti di un ambasciatore in territori a rischio o addirittura ostili;

se i nostri apparati di sicurezza competenti per quella sede diplomatica avessero ricevuto preventivamente dal PAM informazioni sulla missione e quale coordinamento sia stato previsto tra i nostri apparati di sicurezza e il dipartimento sicurezza dell’ONU deputato a garantire gli standard di sicurezza nelle missioni;

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle disposizioni emanate dal PAM al personale e ai familiari coinvolti nella tragica missione;

se i soggetti tratti in arresto il 18 gennaio scorso siano ancora reclusi o se siano stati rilasciati;

se le autorità congolesi abbiano ricevuto la richiesta di autorizzare i nostri operatori del raggruppamento operazioni speciali dei Carabinieri a recarsi in Congo per sentire i soggetti sottoposti al fermo, ovvero se siano collaborative;

se abbia già intrapreso, o vorrà farlo, iniziative legislative volte a scongiurare accadimenti tragicamente vergognosi come l’assassinio dei due alti rappresentanti dell’Italia all’estero, per un Paese che si fregia di essere una delle prime nazioni al mondo per economia, democrazia e modernità.

[Fonte: www.senato.it]

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