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IlMessaggero.it – Mafia capitale, Isabella Rauti: «Con Gianni rivivo l’incubo di mio padre»

«Avevo nove anni quando ho assistito all’arresto di mio padre. Alla fine è stato assolto con formula piena e questo ha segnato me e la mia famiglia per sempre. Martedì quando i carabinieri sono entrati in casa alle 8 di mattina sono tornata a 42 anni fa. Lì ho iniziato a capire cosa è la condanna sociale e morale e anche le forme di sciacallaggio». Così Isabella Rauti, moglie di Gianni Alemanno, in un colloquio con la Stampa. «Sono assolutamente convinta dell’estraneità di mio marito rispetto ai fatti a lui imputati, ma voglio denunciare che si è passato veramente il limite», dice. «C’è una morbosità per distruggere e alimentare le ondate di fango. Se si fermasse questa macchina e ci si attenesse a quelli che sono i fatti, che spetta solo a chi indaga di dimostrare, faremmo un servizio non solo alla rispettabilità della mia famiglia, ma anche alla civiltà. Se si decide di seguire ogni intercettazione, anche se non ha trovato riscontro, dandole il rango di notizia, allora le garanzie di tutti vengono azzerate».

«Gianni non ha mai conosciuto Carminati e nemmeno io. Vengo dal Fronte della gioventù, l’ala giovanile del Movimento sociale, non vengo da altri ambienti. Questo è il mio percorso che è anche quello di mio marito. Stiamo parlando di altri mondi», sottolinea Rauti. «Noi abbiamo fatto politica onestamente all’interno delle strutture organizzate all’interno dei partiti di appartenenza. Questo mescolamento è inaccettabile».

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