Roma, 25 feb (GEA) – di Maria Elena Ribezzo
Con 106 sì, 57 no e 2 astenuti, il Dl Ucraina incassa la fiducia del Senato al governo e diventa legge. Con il decreto, si proroga l’autorizzazione a cedere mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative di Kiev.
Sì dunque al supporto militare, in deroga alla normale disciplina sull’esportazione di armamenti. Una scelta che la maggioranza difende, insieme a quella di aver utilizzato ancora una volta lo strumento della fiducia.
La sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti, sottolinea l’impegno dell’Italia nello sforzo per arrivare al cessate il fuoco ed al processo di pace, secondo il principio di sovranità ed integrità territoriale. “Ma anche contribuendo, con la Coalizione dei Volenterosi – precisa – alla definizione di una cornice di solide garanzie di sicurezza”.
Di coerenza parla in aula la senatrice di Fratelli d’Italia Ester Mieli, ricordando che il partito di Giorgia Meloni fece una scelta di campo già quando era all’opposizione: “Schierarsi per la sovranità dell’Ucraina e di tutta l’Europa”. La linea è “coerente”, insiste l’esponente di FdI: “A dispetto di chi vuole farci passare da guerrafondai, Fratelli d’Italia è consapevole che la libertà ha un costo”.
Un mancato sostegno al decreto, fa notare Massimiliano Romeo della Lega, avrebbe “diminuito il potere contrattuale del popolo ucraino. Sedersi a un tavolo senza il sostegno dei Paesi europei sarebbe un suicidio”. Poi lancia una frecciata all’ex esponente del Carroccio, Roberto Vannacci: “Dovrebbero saperlo tutti, generali compresi”.
Tensione in aula con le opposizioni. A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, il bilancio umano e politico è “drammatico”, fa notare il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra al Senato, Peppe De Cristofaro. Questi anni di guerra dimostrano che la strategia dell’escalation militare e della marginalizzazione della diplomazia “non ha prodotto né sicurezza, né pace”. De Cristofaro chiede quindi un cambio di rotta e il rilancio di un’iniziativa politica “credibile”. Avs denuncia ancora una volta l’anomalia democratica di un Parlamento “chiamato a votare proroghe sull’invio di armi, senza trasparenza su contenuti e costi”, avverte.
Per Alessandro Alfieri, capogruppo del Pd in Commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama, il governo ha usato la fiducia per “coprire le profonde divisioni della maggioranza”. I dem votano contro la fiducia, ma precisano: “Abbiamo garantito fin dall’inizio il nostro supporto al popolo ucraino, applicando la direttiva 55 per accogliere quanti sono stati costretti a scappare dall’Ucraina e permettere loro di studiare, lavorare e accedere alle cure mediche”. La Lega, osserva Alfieri, “parla di decreto per la pace perché hanno tolto dal titolo la parola militare. Peccato che per arrivare alla pace servano le garanzie di sicurezza per l’Ucraina: quelle garanzie che proprio Putin, di cui la Lega continua a subire la fascinazione, rifiuta. Peccato che per arrivare alla pace serva il pieno coinvolgimento di quell’Europa che la Lega in ogni occasione cerca di indebolire”.
Persino Azione, storicamente dalla parte di Kiev, vota no. Marco Lombardo rimarca che il segretario Carlo Calenda è in questi giorni in Ucraina: “Avremmo voluto votare a favore del decreto – sostiene in aula – ma con il voto di fiducia ci state mettendo nelle condizioni di non poter votare e e lo fate perché avete paura di non essere coerenti al vostro interno”.
RIB/VLN
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