Percorso:

Festival Internazionale della Geopolitica Europea

Venezia, 9-10-11 aprile 2026

Ringrazio gli organizzatori del “Festival internazionale della geopolitica europea” per l’invito e saluto tutti i presenti.

Mi complimento per l’architettura tematica dei lavori e non potendo partecipare personalmente affido a questo videomessaggio il mio contributo.

Le questioni affrontate sono intrecciate e sono tra le piu’ urgenti del nostro tempo: la sicurezza nazionale ed europea, il rapporto tra difesa e libertà, la necessità di investire per garantire la pace con una deterrenza difensiva.

Tutti temi di rilevanza strategica, che toccano la nostra sicurezza comune ed il ruolo dell’Italia nello scenario europeo e globale.

La difesa è uno dei prerequisiti per garantire la libertà individuale e collettiva e la funzionalità di una nazione.

In decenni di pace abbiamo finito per darla per scontata ed abbiamo imparato che la pace va difesa e costruita ogni giorno.

Perche’ oggi il quadro è mutato, il paradigma rassicurante è stato spezzato e sono tornati venti di guerra.

Viviamo un tempo segnato da instabilità pervasiva, da una competizione strategica tra grandi player globali, dal ritorno delle politiche di potenza, e da una profonda trasformazione della natura dei conflitti.

Oggi si combattono forme di guerra tradizionali e nuove: ibride e non convenzionali; nell’ambito cibernetico e digitale; nello spazio extra-atmosferico e nel dominio cognitivo, con la manipolazione delle informazioni e delle opinioni e nell’ambiente subacqueo, che custodisce infrastrutture strategiche critiche.

Le minacce ibride hanno come obiettivo lo strumento militare ma gli attacchi cyber colpiscono anche l’ambito civile e le societa’: le industrie, le infrastrutture strategiche, i sistemi sanitari, i trasporti, le vie di comunicazione e i servizi essenziali e funzionali.

È questa la cornice nella quale dobbiamo inquadrare le nuove posture aggressive, le campagne di disinformazione, i sabotaggi e le leve di pressione economica.

Un esempio per tutti – il piu’ recente – le conseguenze globali della chiusura dello stretto di Hormuz.

Difendersi significa quindi proteggere la tenuta ed il funzionamento delle nostre società; insomma il vivere quotidiano di ogni cittadino.

Sono questi alcuni dei contenuti del documento strategico del Ministro della Difesa, On Guido Crosetto dedicato al “Contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva”, in cui si invita a superare la logica soltanto reattiva ed a costruire una risposta basata sulla prevenzione proattiva, sulla resilienza delle infrastrutture e su una risposta integrata al livello nazionale, europeo e dell’Alleanza Atlantica.

Oggi l’Europa è chiamata ad assumersi responsabilità crescenti per garantire la propria sicurezza. Servono coesione, capacità operative comuni e una visione strategica condivisa per fronteggiare le nuove sfide. l’Italia sostiene una difesa europea più organica, integrata ed interoperabile.

In questa prospettiva, crediamo che la “Readiness 2030” sia un’architettura di riferimento per la difesa europea come pilastro della NATO, pienamente integrato nel sistema di sicurezza euro-atlantica.

Voglio sottolineare questo punto: rafforzare il pilastro europeo non significa indebolire l’Alleanza Atlantica ma renderla più solida, equilibrata e pronta.

La NATO, con la sua struttura di difesa, ha garantito all’Occidente decenni di pace e rappresenta ancora oggi il sistema di difesa più credibile ma l’Europa deve assumersi maggiori responsabilita’.

Gli scenari richiedono scelte coerenti e maggiori investimenti su difesa e sicurezza; non si tratta – semplicisticamente – di spendere di più ma di spendere meglio, con una visione industriale, tecnologica e strategica di sistema.

Uno degli strumenti economici della “Readiness 2030” è stato individuato nel fondo “Security Action for Europe” (SAFE), che consente investimenti nella difesa europea. L’Italia ha scelto di utilizzare questo strumento, chiedendo ed ottenendo un prestito di 14,9 miliardi di euro, in coerenza con gli impegni assunti in sede nato.

La sicurezza e la libertà hanno un prezzo e l’obiettivo del 5% del PIL richiesto dalla NATO ai suoi alleati – da raggiungere nel 2035 -, prevede un 3,5% di spese militari e di difesa ed un 1,5% per la sicurezza, con investimenti per la protezione delle infrastrutture critiche, per la resilienza delle reti informatiche ed elettriche, delle comunicazioni, dell’energia, ma anche per la promozione dell’innovazione tecnologica e per la cyber security.

In questo quadro, l’Intelligenza Artificiale e le tecnologie quantistiche sono già un fattore strategico. Cambiano il ciclo decisionale, rafforzano la capacità di anticipare gli scenari, migliorano l’early warning e la protezione delle informazioni e delle infrastrutture critiche. Anche per questo il Ministro Crosetto ha indicato nel Polo Nazionale Quantistico una scelta politica e strategica: non un semplice contenitore, ma un acceleratore operativo capace di integrare difesa, ricerca e industria in un approccio sistemico. E l’intelligenza artificiale, in una cornice antropocentrica, deve restare un moltiplicatore di capacità e non un sostituto della responsabilità umana.

È un passaggio decisivo perché la sicurezza oggi non coincide solo con gli strumenti militari in senso stretto ma riguarda la protezione delle reti, dei nodi logistici, delle dorsali energetiche e digitali, della capacità di risposta nazionale alle minacce ibride e alla guerra dei droni.

In questo scenario, l’Italia sta facendo la sua parte anche attraverso programmi comuni. l’Italia difende l’interesse nazionale con investimenti nel settore della sicurezza e con progetti comuni europei ed extraeuropei, come il programma “Eurodrone” che rappresenta un passaggio fondamentale nella costruzione di una capacità europea autonoma nel dominio dei sistemi a pilotaggio remoto. Senza dimenticare il Global Combat Air Programme (GCAP), un’iniziativa congiunta di Regno Unito, Italia e Giappone per sviluppare un velivolo multiruolo avanzato di sesta generazione.

Sono esempi concreti di una linea che punta a sviluppare capacità operative comuni, standard condivisi, innovazione e autonomia tecnologica, rafforzando al tempo stesso l’industria nazionale e il legame con gli alleati.

gli impegni di spesa per la difesa sono anche un programma di investimenti che crea un circolo economico virtuoso; un volano per l’industria, per l’innovazione e per l’occupazione. La Difesa non è un comparto isolato ma una leva strategica del sistema paese.

Rafforzare la difesa – nazionale ed europea – non è più una scelta  ma una necessità per rispondere alle nuove minacce con visione strategica per garantire  la pace, per tutelare libertà e per difendere la democrazia, la sovranità e gli interessi nazionali.

È questa la responsabilità da assumersi oggi se vogliamo garantire un futuro di stabilità e sviluppo.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro.

SALUTO CONFERENZA VENEZIA DIFESA EUROPEA
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