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difesaonline.it – Esclusione dell’Italia dal nuovo carro europeo: interrogazione dell’opposizione al governo

Il 16 giugno il governo ha risposto in merito all’interrogazione della senatrice di FdI Isabella Rauti, membro della Commissione Difesa del Senato, in merito all’esclusione dell’Italia dal progetto franco-tedesco denominato Main Ground Combat System, che prevede lo sviluppo di un nuovo carro armato da combattimento al fine di sostituire, entro il 2035, i LEOPARD 2A7 e gli AMX-56 LECLERC.

L’accordo presuppone la condivisione del 50% dei costi del progetto, mentre ad entrambi i paesi, secondo l’annuncio del Ministero della Difesa di Berlino, sufficienti diritti di proprietà intellettuale per gli usi futuri delle tecnologie sviluppate.

La suddivisione delle competenze per le rispettive industrie interessate al programma, oltre alle incertezze sulla possibilità di adottare regole condivise per quanto riguarda l’export verso altre nazioni, sono state le questioni più problematiche da definire, almeno in questa prima fase del programma.

Questo accordo serve a consentire a Rheinmetall e Krauss-Maffei Wegmann (KMW) di dividersi le commesse spettanti alla Germania, mentre la Nexter sarà responsabile per la parte francese.

Viste queste premesse appare improbabile quanto risposto dal governo in merito all’interrogazione della senatrice Rauti, ovvero di valutare una possibile apertura del partenariato franco-tedesco al progetto.

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È altresì vero che il governo, in alternativa, qualora il progetto franco-tedesco non venisse aperto ad altri partner, cercherà di individuare altri paesi per la realizzazione di un carro armato europeo. Il fatto è che all’interno dell’Unione Europea non ci sono altre nazioni con un forte background inerente la progettazione e realizzazione di MBT.

Come già suggerito in altri articoli, la Difesa italiana dovrebbe verificare la possibilità di una collaborazione con gli inglesi (visto anche la probabile adesione di Roma al caccia di 6° generazione TEMPEST) e gli israeliani, nazioni con elevate capacità industriali nel settore dei veicoli corazzati.

Per quanto riguarda il programma franco-tedesco, una volta definite le caratteristiche richieste al nuovo carro, seguirà la fase di dimostrazione tecnologica fino al 2024, che dovrebbe terminare con la realizzazione di un certo numero di mezzi dimostratori. Tra il 2024 e il 2027 i dimostratori verranno sottoposti a prove sul campo e ulteriormente sviluppati, allo scopo di arrivare alla fase produttiva nel 2028, con le prime consegne a partire dal 2035.

Nel frattempo, come soluzione ponte (!), il governo Conte intende continuare con l’assurdo programma di aggiornamento degli ARIETE.

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Si legge nella risposta alla Commissione che nello stesso tempo al fine di poter continuare a disporre di assetti prontamente impiegabili, l’impegno nazionale è focalizzato a un’azione mirata a migliorare le prestazioni del carro ARIETE, garantendone il miglioramento allo stato dell’arte affinché possa essere aderente alle specifiche capacitive delineate nei requisisti, sia nazionale che NATO, così da poter fungere da “soluzione ponte” fino al ripianamento con una piattaforma di nuova generazione.

Si evince da quanto dichiarato (semmai ci fosse bisogno di ulteriori prove) la totale ignoranza, da parte del governo, circa le condizioni attuali della componente carri dell’Esercito Italiano.

Non ci dilungheremo nella descrizione delle, numerose, criticità dell’ARIETE, ampiamente descritte negli articoli precedenti (e che probabilmente causarono la morte del caporale Marco Bisconti nel 2006), tuttavia è doveroso ricordare che su tre reggimenti carri (il 32° e il 132° della brigata Ariete; il 4° della brigata Garibaldi), tutti con un organico teorico di 41 mezzi, risultano operativi solo una trentina di ARIETE. Il problema è che il carro italiano non potrà mai essere una “soluzione ponte” in quanto alla loro presentazione, nel poligono di Monteromano nel 1987, erano già MBT obsoleti.

Lo stanziamento di 35 milioni di euro per l’aggiornamento di tre prototipi (con la stessa cifra si potrebbero acquistare 4/5 LEOPARD 2A7+) sembrerebbe sovradimensionato. Un carro non basta acquistarlo in quanto andrebbe continuamente aggiornato, per adattarlo alle mutevoli esigenze operative, ma soprattutto non bisogna ripetere l’errore di voler fare da soli, senza avvalersi della collaborazione di uno o più partner, situazione che permetterebbe di abbassare i costi di produzione.

[Fonte: www.difesaonline.it]

Questa voce è stata pubblicata in Commissione Difesa (4ª), Primo piano, Rassegna stampa.