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AirPress – Incognite e prospettive dei droni armati

Non è la prima volta su questa Rubrica che affrontiamo il tema degli aeromobili a pilotaggio remoto (APR) ma è la prima volta che scriviamo di droni italiani da ricognizione che verrebbero armati. Finora, infatti, gli Apr classe Male (Medium Altitude Long Endurance), Mq-1A Predator e Mq-9 Reaper, in dotazione al 32° stormo dell’Aeronautica Militare sono disarmati. Ma andiamo per ordine. Nel Documento Programmatico Pluriennale (Dpp) del Ministero della Difesa  per il triennio 2021-23, sono contenute alcune importanti informazioni “sull’ammodernamento, potenziamento e rinnovamento della componente “Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto (SAPR) MQ-9° ed MQ-1”;  in particolare si descrive – con formule molte tecniche di non facile comprensione – il programma ed il relativo volume finanziario per l’ aggiornamento del payload MQ-9 (la sigla che indica i droni Reaper) “in linea con l’output capacitivo ed operativo richiesto” dagli ultimi standard tecnologici, per garantire al velivolo maggiori livelli di sicurezza e protezione ed assicurando “una flessibile capacità di difesa esprimibile dall’aria”. Nella sezione sui nuovi programmi di acquisizione si identificano sei MQ-9 dell’Aeronautica militare (droni Reaper o “mietitori”); il programma, che include l’aggiornamento dei sensori-spia e degli apparati di trasmissione, prevede un investimento complessivo stimato per 168 milioni di Euro, di cui  viene finanziata una prima tranche di 59 milioni di Euro,  distribuiti in 7 anni: 4 tra il 2021 e il 2022 (2+2);5 nel 2023; 45 tra il 2024 ed il 2026 e 5 nel 2027. Si prevede che i Reaper verranno  dotati anche di nuovi apparati per la guerra elettronica ma in generale non è ancora nota la tipologia di armi che verrà integrata sui velivoli (forse i missili aria-terra americani Hellfire cui si possono aggiungere bombe a guida laser o a guida Gps). La decisione di armare gli aerei a pilotaggio remoto – nati per la ricognizione e la sorveglianza – e trasformarli in sistemi d’arma capaci di condurre da remoto operazioni offensive, è correlata all’emersione di nuovi scenari di conflitto, che hanno evidenziato l’importanza ed il ruolo decisivo sul campo, dei droni armati. Tale programma, in attesa di approvazione delle Commissioni parlamentari di competenza, non ha mancato di suscitare qualche polemica e, secondo taluni osservatori, non è privo di rischi; tra questi viene evidenziato quello non marginale delle “vittime collaterali” degli attacchi mirati, ovvero la popolazione civile; nonché l’uso di droni offensivi ripropone il nodo delle diverse interpretazioni del  “diritto internazionale umanitario”. Al di là, in questa sede,  di ogni giudizio di merito, è bene ricordare che il programma di armare i droni non rappresenta né una novità nè una sorpresa, infatti ha origini lontane; già tra il 2010 ed il 2011 l’Italia aveva presentato al Governo degli Stati Uniti la richiesta di ottenere un software specifico (di produzione della General Atomics Aeronautical System), indispensabile per armare i Reaper; dopo il rifiuto ricevuto dall’organo legislativo del Congresso, il nostro Paese nel 2015 ha reiterato la richiesta, ottenendo – stavolta – l’approvazione ed avviando l’iter per l’armamento dei Droni, nei quali si inserisce quanto contenuto in proposito nel citato Documento Programmatico Pluriennale della Difesa. Il programma per armare i reaper MQ-9 (Predator B) e la capacità di attacchi mirati a pilotaggio remoto, introducono una maggiore flessibilità d’impiego bellico, con un rischio di perdite tra i soldati pari a zero ed accrescono le capacità di difesa e controllo dei territori. In generale, le tecnologie dei droni – gli UAV, per usare l’acronimo inglese – ne hanno permesso e favorito il fondamentale  “dual use”, civile e militare; l’utilizzo di velivoli  italiani a pilotaggio remoto non solo come strumenti di ricognizione ma anche in azioni offensive,  modifica la postura militare dell’Italia nello scenario internazionale. E non mancano gli argomenti su cui riflettere e dibattere.

Pagine da Airpress n 126 – Pagina 27
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