Alle Olimpiadi invernali la presenza degli Alpini non è solo simbolica, ma operativa e strategica. Dalla gestione dei flussi, all’assistenza agli spettatori, dal supporto logistico alla sicurezza, il contributo delle Truppe Alpine e dei volontari dell’Associazione Nazionale Alpini si inserisce in un quadro più ampio di collaborazione tra il Ministero della Difesa e il volontariato alpino.
Una sinergia che in questi Giochi ha assunto un valore particolare: per la prima volta, infatti, la Difesa ha messo in campo un modello interforze integrato ad un sistema di “Volontari della Difesa” che vede affiancati le Forze Armate e le Associazioni d’arma, in un’ottica di coesione basata sulla volontarietà, come auspicato più volte dal Ministro della Difesa Guido Crosetto.
A sottolinearne il significato è stata la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, in visita ai contingenti impegnati sui campi gara: «Sono venuta – ha detto – per portare il ringraziamento della Difesa e mio personale ai militari e ai volontari della Difesa per l’impegno profuso in questi Giochi. La Difesa da molti giorni, non solo in queste settimane, è in prima linea per lo svolgimento e la riuscita di questi eventi e lo sarà anche per i Giochi Paralimpici».
Rauti ha evidenziato la portata innovativa dell’esperienza olimpica: «Per la prima volta abbiamo messo in campo una novità assoluta: il modello interforze della Joint Task Force che abbiamo creato in questi mesi e il modello promettente dei Volontari della Difesa, che non ha precedenti. Sono l’espressione più bella e concreta della cultura della Difesa che è inclusione e coesione sociale. Un modello esportabile e replicabile: sono certa che alla fine dell’avventura olimpica ci verrà riconosciuto di aver creato un modello nuovo e virtuoso».
In questo quadro, l’ANA rappresenta una cerniera naturale tra mondo militare e società civile: piu di un migliaio di volontari, organizzati su turni, operano infatti nelle venue olimpiche e paralimpiche, portando disciplina, esperienza, spirito di servizio e capacità di superare le difficoltà.
Tra i simboli più concreti di questa collaborazione c’è il Villaggio Alpino di Borca di Cadore, trasformato in base avanzata a supporto dell’organizzazione olimpica. Un progetto che sembrava destinato a restare sulla carta e che invece, grazie all’impegno degli Alpini, è diventato realtà.
Il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, non nasconde l’orgoglio: «Se non ci fossero gli Alpini bisognerebbe inventarli e non smetterò mai di ringraziarli perché anche in queste Olimpiadi, come tutte le volte in cui c’è bisogno di aiuto, hanno risposto presente. Quando ho proposto la candidatura di Cortina l’ho fatto sapendo che potevo contare sul mondo del volontariato e i primi a cui ho pensato sono stati proprio gli Alpini».
E sul Villaggio di Borca aggiunge: «Possiamo dire che gli alpini sono proprio quelli dei miracoli. Fin dal primo dossier di candidatura l’ex villaggio ENI era stato inserito tra i luoghi possibili in cui realizzare il villaggio olimpico. Il costo degli investimenti e le difficoltà ad ottenere le autorizzazioni avevano fatto accantonare il progetto: ben venga che gli alpini, ancora una volta, ci abbiano dato una lezione».
L’impegno degli Alpini alle Olimpiadi non si limita ai giorni delle gare. La pianificazione è iniziata mesi fa, anche se il Protocollo d’intesa è stato firmato alquanto a ridosso dell’evento e ha costretto a stringere i tempi e accelerare le procedure, con inevitabili problemi di rodaggio, presto però superati grazie anche allo spirito di servizio dei volontari. Una formazione tecnica, quella dei volontari, curata dai militari della JTF olimpica della Difesa, articolata su moduli teorici ed esercitazioni pratiche, per uniformare modelli di organizzazione militari e civili in un integrato “modello alpino”. Il risultato è una macchina organizzativa che coinvolge Difesa, istituzioni locali e volontariato organizzato.
La collaborazione tra Ministero della Difesa e ANA, come ha sottolineato il Presidente nazionale delle penne nere in congedo, Sebastiano Favero, dimostra “come il patrimonio di competenze delle Forze Armate possa integrarsi con la forza del volontariato, offrendo un modello efficace per la gestione dei grandi eventi. Un modello che unisce rigore e solidarietà, efficienza e spirito di comunità”.
In un contesto globale sempre più complesso, dunque, la penna nera continua così a essere non solo simbolo di tradizione, ma anche emblema di modernità organizzativa. Alle Olimpiadi, come nelle emergenze, gli Alpini confermano la loro vocazione: esserci, sempre.
[Fonte: lalpino.net]































