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65ª Seduta Pubblica – Discussione di mozioni contro la violenza sulle donne

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Discussione delle mozioni nn. 49, 51, 53, 54 (testo 2), 55, 56 e 58 contro la violenza sulle donne (ore 9,39)

Approvazione delle mozioni nn. 49, 53, 54 (testo 3), 55, 56 e 58 e del dispositivo della mozione n. 51 (testo 2). Reiezione delle premesse della mozione n. 51 (testo 2)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00049, presentata dalla senatrice Rauti e da altri senatori, 1-00051, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori, 1-00053, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, 1-00054 (testo 2), presentata dalla senatrice Maiorino e da altri senatori, 1-00055, presentata dalla senatrice Pucciarelli e da altri senatori, 1-00056, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, e 1-00058, presentata dalla senatrice Unterberger e da altri senatori, contro la violenza sulle donne.

Ha facoltà di parlare la senatrice Rauti per illustrare la mozione n. 49. (Brusio).

RAUTI (FdI). Signor Presidente, mi auguro che in Aula regni la dovuta attenzione rispetto a questo argomento. Le chiedo di richiamare i colleghi, grazie.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia un attimo di attenzione: la senatrice Rauti sta illustrando la mozione n. 49 che credo interessi a tutta l’Assemblea.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, il Gruppo di Fratelli d’Italia ha presentato per primo una mozione sull’argomento all’ordine del giorno ma non è una gara.


Siamo contenti che successivamente siano state presentate altre mozioni e mi auguro che quest’Assemblea voglia compiere un gesto importante sottoscrivendo con un consenso trasversale tutte le mozioni presentate.
Abbiamo presentato la nostra mozione la settimana scorsa, in vista di una scadenza, quella del 25 novembre, data in cui ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita, com’è noto, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999. Tale istituzione invita i Governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative a intraprendere iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della violenza di genere.
La Giornata, chiaramente, rientra in un perimetro internazionale molto solido su questo tema. Vent’anni prima della sua istituzione, l’Assemblea delle Nazioni Unite ha adottato la convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne. E ancora, voglio ricordare – perché resta un punto di riferimento ineludibile – la quarta conferenza mondiale delle Nazioni Unite che si è svolta a Pechino nel 1995, che stabilì in maniera definitiva che i diritti delle donne sono diritti umani e che le violenze di genere sono una violazione dei diritti umani fondamentali. Evidentemente, poi, il perimetro si rafforza con molte convenzioni ONU e con molti accordi internazionali ed è doveroso citare fra queste la Convenzione di Istanbul, approvata nel 2011, che introduce sulla materia, essendo uno strumento giuridicamente vincolante, norme – appunto – vincolanti per i Governi sottoscrittori, improntando tutta la Convenzione sostanzialmente a tre princìpi: quelli di prevenire il fenomeno della violenza, di proteggere le vittime della violenza e di punire gli autori della violenza. Nonostante vi sia un perimetro internazionale di riferimento forte e una normativa italiana solida su questo versante, su questo fronte (e potrei dire su questa trincea), l’Organizzazione mondiale della sanità continua a ricordarci ogni anno, cifre e stime alla mano, che la violenza di genere è una questione strutturale, un fenomeno di dimensioni globali, un mondo che attraversa il mondo, una questione trasversale alle religioni, alle geografie ai ceti sociali, alle appartenenze di società, quindi qualcosa di veramente e drammaticamente più profondo. Purtroppo ogni anno, anche in questo Paese, si continuano a registrare atti di violenza sulle donne e i cosiddetti femminicidi, ovvero quegli omicidi di donne basati su una motivazione di genere, ovvero l’uccisione di una donna in quanto donna. L’Eures ci ricorda addirittura che ogni due giorni e mezzo, ogni sessanta ore, una donna viene uccisa in ragione del suo essere donna e quest’anno già abbiamo dovuto, purtroppo, tenere il macabro conteggio di 65 vittime e la cronaca ci continua ad offrire ogni giorno casi di violenza e ogni due giorni e mezzo casi di femminicidio.
L’Italia ha fatto molto in termini normativi, ma ancora resta qualcosa da fare. L’Italia è intervenuta, forse con un certo ritardo rispetto agli altri Paesi europei, con la prima legge organica del 1996, che per il nostro Paese costituì uno spartiacque fondamentale, un punto, per fortuna, di non ritorno, perché quella legge stabilì una volta per tutte che i reati di violenza non erano reati contro la moralità pubblica e il cosiddetto buon costume, ma erano finalmente riconosciuti come reati contro la persona.
Un altro tassello normativo importante è sicuramente rappresentato dalla legge del 2009, più nota come cosiddetta legge anti-stalking, che andava a colmare un vuoto normativo e a punire quelle condotte reiterate e ripetute di molestie nella loro vasta gamma.
E ancora, un altro pilastro è rappresentato dalla legge n. 119 del 2013.
Noi abbiamo rivolto al Governo questa mozione chiedendo alcuni impegni, taluni dei quali ho visto che ricorrono anche nelle mozioni che sono state presentate dopo la nostra. Evidentemente indichiamo tutti un bisogno, anche perché nel contratto di Governo non c’è su questa materia una parte esplicita e allora noi chiediamo al Governo degli impegni precisi, a cominciare dalla piena attuazione del Piano nazionale antiviolenza previsto dalla succitata legge, ovvero la n. 119 del 2013. E ancora, chiediamo al Governo di intraprendere tutte le opportune iniziative di competenza al fine di garantire la protezione delle donne e dei loro figli e su questo anticipo che stiamo lavorando ad interventi normativi che non potevano trovare posto, evidentemente, in una mozione.
Si chiede inoltre al Governo di promuovere una parità effettiva e sostanziale tra uomo e donna, comprendendo e superando la parità de iure per raggiungere una parità de facto, sostanziale, sociale e reale. Con la mozione si intende impegnare il Governo a promuovere ogni azione di sensibilizzazione, anche con l’adozione di programmi specifici di educazione scolastica finalizzati alla prevenzione della violenza, nonché alla diffusione di linee guida per una comunicazione improntata al rispetto delle differenze di genere e dell’immagine femminile.
Si chiede poi al Governo di adottare strategie efficaci per prevenire tutte le forme di violenza (fisica, psicologica, sessuale, lavorativa ed economica), nonché a garantire che le risorse ripartite nella Conferenza Stato-Regioni (a cominciare da quelle stanziate nella Conferenza del maggio 2018) siano erogate sempre, con regolarità e puntualità, assicurando il funzionamento dei centri antiviolenza presenti sul territorio nazionale (su cui si chiede un monitoraggio aggiornato da parte del competente dipartimento) ed eliminando le oggettive disparità regionali nell’offerta di servizi alle vittime di violenza.
Inoltre, con la mozione in esame si intende impegnare il Governo ad affidare alla costituenda Commissione di inchiesta sul femminicidio, istituita con legge approvata da quest’Assemblea, il compito di quantificare i costi economici e socio-sanitari della violenza, nonché di implementare una raccolta di dati – che non c’è – relativamente agli omicidi di donne basati su motivazioni di genere.
Ancora, si chiede al Governo di impegnarsi a favorire l’attuazione della legge 11 gennaio 2018, n. 4, che tutela i cosiddetti orfani di femminicidio (ossia gli orfani di crimini domestici), al fine di renderla pienamente operativa. Si chiede altresì di informare il Parlamento sulle attività della cabina di regia prevista per dare impulso alle politiche in oggetto, nonché su quelle svolte dal neonato Comitato tecnico antiviolenza costituito recentemente.
Infine, con la mozione in esame si chiede al Governo di assicurare che nella legge di bilancio per il 2019 non ci siano tagli al Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità e, più in generale, a tutte le politiche per la prevenzione di ogni forma di violenza.
Desidero che tutti i colleghi sappiano che Fratelli d’Italia ha aderito a una campagna, che è diventata trasversale, intitolata: «Non è normale che sia normale», volta a sensibilizzare in ordine al fatto che non è normale che sia normale che ci siano omicidi di donne, violenze domestiche e stupri. Non è normale abituarsi a questo e non ci vogliamo rassegnare, perché rassegnarsi significa rendere normale ciò che – invece – è mostruoso.
In conclusione, desidero fare una citazione. In genere, a margine di interventi come questo, si citano frasi di donne. Io voglio invece citare la frase di un uomo che la sapeva molto lunga, William Shakespeare, che ha scritto le seguenti parole, che invito i colleghi e le colleghe ad ascoltare: «Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subìto, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che avete tagliato, per tutto questo: in piedi, signori, davanti ad una Donna». (Applausi).

Resoconto stenografico della seduta 65 del 29 novembre 2018
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