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ttnews24.it – Difesa, l’IA è la nuova frontiera: investimenti e sfide

L’intelligenza artificiale rappresenta oggi la priorità assoluta per il settore della Difesa italiana. A dichiararlo è il sottosegretario Isabella Rauti, che il 4 febbraio 2026 ha inaugurato a Venezia presso la Scuola Navale Militare Francesco Morosini la terza Conferenza sulle discipline STEM nella Difesa, definendo l’IA come “la sfida delle sfide”. L’evento, riportato da ANSA, si è svolto nell’ambito della Settimana nazionale delle discipline STEM (4-11 febbraio), istituita con Legge n. 187/2023.

La strategia italiana per l’IA militare

Il ministero della Difesa ha avviato un percorso strutturato per integrare le tecnologie di intelligenza artificiale nelle proprie capacità operative. Secondo il Documento Programmatico Pluriennale 2024-2026 presentato dal Ministro Guido Crosetto il 12 settembre 2024, l’intelligenza artificiale, la robotica, i sistemi autonomi e la cybersecurity sono identificate come aree chiave per l’innovazione tecnologica e il vantaggio competitivo a livello internazionale.

L’approccio italiano si caratterizza per la ricerca di un equilibrio delicato tra l’esigenza di dotarsi di strumenti all’avanguardia e la necessità di preservare i valori democratici e i diritti fondamentali dei cittadini. Durante la conferenza veneziana, alla presenza di esperti quali la Prof.ssa Barbara Caputo del Politecnico di Torino (Consigliera IA del Ministero della Difesa) e Padre Paolo Benanti (Presidente della Commissione IA per l’Informazione della Presidenza del Consiglio), è emerso come questa trasformazione implichi un ripensamento complessivo delle dottrine operative, della formazione del personale e delle alleanze internazionali.

Perché l’IA è strategica per la difesa

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui si conducono le operazioni militari moderne. Dai sistemi di sorveglianza autonomi alla gestione predittiva della logistica, dalle piattaforme di analisi dei dati alla cybersecurity avanzata, le applicazioni sono molteplici e in rapida espansione.

I principali teatri di conflitto contemporanei dimostrano come chi controlla le tecnologie più avanzate detiene un vantaggio decisivo. L’Italia, come membro NATO e attore europeo di primo piano, non può permettersi ritardi in questo ambito. La competizione tecnologica con potenze come Stati Uniti, Cina e Russia si gioca proprio su questi terreni.

Le implicazioni etiche e normative

La questione solleva interrogativi significativi sul piano etico e giuridico. L’utilizzo di sistemi d’arma autonomi, la gestione dei dati sensibili e il controllo umano sulle decisioni critiche rappresentano nodi che richiedono risposte chiare e condivise a livello internazionale.

Secondo il Report 2025 dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo e USPID, l’Italia si posiziona tra gli Stati “dualisti” (insieme a Francia, Germania e Paesi Bassi) che sostengono l’approccio a doppio binario del Comitato Internazionale della Croce Rossa: divieto dei sistemi incompatibili con il Diritto Internazionale Umanitario e regolamentazione rigorosa degli altri con obbligo di Controllo Umano Significativo. Nel novembre 2024, l’Italia ha votato a favore (insieme a 161 Stati) della Risoluzione ONU L.77 che invita a negoziare un trattato giuridicamente vincolante entro il 2026.

Investimenti e collaborazioni internazionali

La trasformazione digitale delle Forze Armate richiede investimenti considerevoli in ricerca e sviluppo. Secondo la Legge di Bilancio 2026 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, gli investimenti totali in armamenti raggiungono il record storico di 13,167 miliardi di euro (+1,42% rispetto al 2025), con la spesa militare complessiva a 33,948 miliardi (+2,8%). Il Piano Nazionale Ricerca Militare 2026 identifica l’intelligenza artificiale come settore prioritario per applicazioni militari.

Un esempio concreto è il programma GCAP per il caccia di sesta generazione dotato di intelligenza artificiale, che secondo la documentazione del Ministero della Difesa di febbraio 2026 ha visto i costi triplicare da 6 a 18,6 miliardi di euro per la fase di sviluppo. Il Documento di programmazione pluriennale 2021-2023 aveva già stanziato 3 milioni nel 2021 per lo sviluppo dell’Artificial Intelligence, su un totale di 190 milioni previsti fino al 2035.

Sul fronte internazionale, la collaborazione nell’ambito NATO e dell’Unione Europea assume un ruolo centrale. La condivisione di standard, protocolli e best practices con gli alleati permette di ottimizzare le risorse e accelerare lo sviluppo di capacità interoperabili. La dimensione europea dell’iniziativa risulta particolarmente rilevante per bilanciare il dominio tecnologico delle superpotenze extraeuropee.

Le sfide della formazione

Un aspetto spesso trascurato riguarda la preparazione del personale. Come sottolineato dalla Sottosegretaria Rauti con delega alla formazione, “le nostre Forze Armate dovranno essere formate per governare le applicazioni positive dell’IA”. Il ministero sta implementando programmi di aggiornamento continuo: la Scuola Telecomunicazioni FF.AA. eroga già il corso “Fondamenti di Intelligenza Artificiale” (codice Y453B) inserito nel Catalogo formativo 2024-2025.

Secondo il Documento di programmazione pluriennale 2023-2025, la Difesa italiana sta investendo risorse umane ed economiche in un processo di digitalizzazione e aggiornamento dei modelli operativi, con particolare attenzione alle nuove generazioni che guideranno la transizione tecnologica.

La sfida lanciata dal sottosegretario Rauti traccia un percorso ambizioso ma necessario. L’intelligenza artificiale non è più un’opzione, ma una componente essenziale della sicurezza nazionale. La capacità dell’Italia di cogliere questa opportunità determinerà il suo peso strategico nei prossimi decenni.

[Fonte: www.ttnews24.it]

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