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Adnkronos – Difesa: Mollicone, ‘deterrenza fondamentale per nostra cività’, interoperatività per sistema europeo’ =

Roma, 3 feb. (Adnkronos) – “Se c’è un messaggio che attraversa tutte le pagine del volume che oggi presentiamo, è che gli attori che contano davvero nelle crisi contemporanee sono quelli che dispongono di forza ‘pesante’: militare, tecnologica, industriale. Come scrive l’autore, la sconfitta del nazismo non è avvenuta grazie a dichiarazioni solenni, ma con lo sbarco in Normandia, oltre 5.000 navi, circa 11.000 velivoli, un apparato logistico senza precedenti.
Di fronte a ‘nemici poderosi e irriducibili’, scrive, ‘la strada per giungere alla vittoria non può che appoggiarsi sull’uso della forza, in una dimensione così potente da indurre la controparte a cedere… Può apparire poco elegante, poco capace di tenere conto di nobili quanto vaghe sensibilità umanitarie, ma è la dura legge della storia’”. Così il presidente della commissione Cultura della Camera e componente del gruppo interparlamentare Italia-Usa Federico Mollicone alla presentazione, al Centro studi americani, del libro “Hard Power, perché la guerra cambia la storia”, scritto da Roberto Arditti ed edito da Giubilei Regnani.
“Questa consapevolezza – prosegue Mollicone – trova piena sponda nelle analisi della nostra diplomazia più esperta. L’Ambasciatore Gabriele Checchia, già rappresentante permanente alla Nato, ha lucidamente osservato come ‘in un mondo segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze, serve una deterrenza credibile, che poggi su una solida base industriale e militare’. È un richiamo al realismo che non possiamo più ignorare: la Russia di Putin ha ricostruito il proprio ruolo internazionale non con conferenze, ma con carri armati in Cecenia, Georgia, Ucraina, con l’intervento aereo e missilistico in Siria, con i mercenari della Wagner in Libia, nel Sahel, in Centrafrica. La Cina esercita una sistematica ‘strategia dell’anaconda’ attorno a Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale. La Corea del Nord ha costruito la propria sopravvivenza proprio come ‘Stato arsenale’. In questa cornice di scontro tecnologico, non possiamo ignorare l’evoluzione della guerra robotica e dei sistemi Unmanned.
Proprio pochi giorni fa, abbiamo assistito a immagini che segnano uno spartiacque simbolico: il video di un robot terrestre ucraino che, avanzando verso una trincea, ha indotto alla resa un gruppo di soldati russi. È un evento che dimostra come l’automazione stia riscrivendo la tattica sul campo, trasformando macchine teleoperate in strumenti di pressione psicologica e operativa”. Mollicone ha poi sottolineato come “non dobbiamo cadere nel determinismo tecnologico. Non è pensabile, nel giro di pochi anni, una guerra combattuta esclusivamente da robot e droni. La complessità degli scenari multi-dominio, la necessità di occupazione e tenuta del territorio e, soprattutto, il requisito del man-in-the-loop per la gestione etica e giuridica della forza, rendono la presenza umana insostituibile. La tecnologia è un moltiplicatore di forza, non un sostituto della massa critica e della resilienza logistica”.
“Davanti a questo scenario, l’Europa ha iniziato, seppur in ritardo, a muoversi. Secondo l’agenzia europea per la Difesa, nel 2024 la spesa dei 27 ha raggiunto i 343 miliardi di euro, circa l’1,9% del Pil. Per l’Italia – ha proseguito il presidente della commissione Cultura – il quadro è analogo: l’impegno del ministro Crosetto e del sottosegretario Rauti è stato quello di centrare il 2% nel 2025, arrivando a circa 45 miliardi di euro. La nostra base industriale è pronta a questa sfida. Il rapporto Mediobanca sulle prime 100 imprese italiane della difesa, con oltre 40 miliardi di ricavi e 181.000 addetti, conferma che campioni come Leonardo e Fincantieri sono il cuore di programmi chiave nell’aerospazio e nella cyber-security.
Inoltre, il ministro Crosetto sta lavorando al concetto di riserva volontaria: una risorsa moderna, flessibile, composta da cittadini che mettono a disposizione dello Stato competenze oggi decisive, dalla cybersecurity alle tecnologie digitali, dallo spazio all’intelligenza artificiale. Non si tratta di uno strumento finalizzato a sopperire la temporanea indisponibilità di personale militare professionale, personale che non può continuare a diminuire, ma un ponte tra Forze armate e società capace di rafforzare non solo la difesa ma anche quella cultura della sicurezza, di cui stiamo parlando oggi”. (segue)
(Red-Cro/Adnkronos)
ISSN 2465 – 1222
03-FEB-26 19:45
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