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Libero – Di Maio parla e non lo ascoltano nemmeno i suoi

Il ministro degli Esteri interviene alla Camera sulla crisi internazionale. Ma i banchi della maggioranza sono semivuoti

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, 33 anni, durante il suo intervento di ieri alla Camera. I parlamentari del M5S hanno disertato

LiberoIl deputato Pino Cabras, capogruppo per il MoVimento 5 Stelle in commissione Esteri alla Camera, loda «l’impegno di un ministro degli Esteri dinamico, che finalmente riconquista l’iniziativa sopita per anni e che sosteniamo nel suo prezioso lavoro. Sarà l’impegno di un Paese intero che sceglie l’orizzonte della sicurezza e della pace».
Peccato che ieri pomeriggio, ad ascoltare l’intervento del capo della Farnesina a Montecitorio, non vi fossero nemmeno i parlamentari del suo partito. Pochi anche i presenti del Pd. Dietro l’angolo c’è il nulla di fatto della Conferenza di Palermo, organizzata da Giuseppe Conte quando era premier del governo gialloverde, nel 2018.

LA MISSIONE EUROPEA

Meglio non assistere all’ennesimo colpo diretto contro la credibilità della diplomazia italiana, impegnata a promuovere una missione dell’Ue per monitorare la tregua libica. L’informativa è accolta dalle opposizioni come un segnale di debolezza. Per il vicecapogruppo vicario al Senato di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti, «nella politica del governo non c’è concretezza, non si comprende quale sia la nostra posizione sulle missioni militari italiane esposte a un rischio potenziale e a effetti collaterali, oltre che sulle effettive condizioni di sicurezza dei contingenti. Se gli scenari cambiano, devono cambiare anche le missioni, con nuove regole di ingaggio». Le ultime iniziative del governo hanno condotto «a colloqui pasticciati con Al Serraj e Haftar, all’ingresso di nuovi protagonisti sullo scenario libico quali la Russia e la Turchia senza riuscire a porci in modo concreto per scongiurare la nostra estromissione sullo scenario libico, e in questo quadro fluido non si riesce a trovare una linea univoca fra le varie voci del governo, compresa quella sul blocco navale, che rappresenta non solo una nostra storica battaglia ma anche l’unica voce che si sia levata in favore di questa ipotesi: ora il governo ci dà ragione ma senza spiegare come intende procedere».
L’idea comunicata martedì sera a Palazzo Chigi al tavolo con le forze politiche di maggioranza e opposizione è l’invio di Caschi Blu europei, sotto l’egida dell’Onu. C’è anche il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, a dire che l’Italia è pronta ad assumersi una «responsabilità importante» in Libia.

IL PIANO MERKEL

È domenica pomeriggio, a Berlino, che si decide. La cancelliera tedesca Angela Merkel punta a imporre un embargo internazionale sull’importazione di armi. Si tratta di convincere la Turchia, che rifornisce il governo di accordo nazionale di Tripoli, e gli Emirati Arabi Uniti, che sostengono l’Esercito Nazionale Libico agli ordini di Khalifa Haftar. E soprattutto occorrerà ottenere il consenso della Francia.
L’inviato dell’Onu, Ghassan Salamé, è scettico, ma auspica che ci sia «un minimo di consenso internazionale», dichiara a Radio France Internationale, sul percorso che dovrebbe essere seguito». Si attende un «sostegno più o meno sincero, ma comunque un sostegno da parte delle potenze esterne coinvolte in Libia» affinché il processo di pace vada avanti. «Gli Stati coinvolti in Libia sono duplicati? Assolutamente, questo è certo», ha proseguito il diplomatico, denunciando violazioni dell’embargo Onu da parte di una «dozzina di Stati».

Andrea Morigi

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