Percorso: Isabella Rauti > Interventi in Aula Senato > 75ª Seduta Pubblica – Intervento in Aula sulla manovra finanziaria

75ª Seduta Pubblica – Intervento in Aula sulla manovra finanziaria

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

RESOCONTO STENOGRAFICO

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio focalizzarmi su una misura precisa della manovra in esame.

È tornata la cosiddetta misura tappabuche, ossia quella per rattoppare le buche di Roma, contenuta in un emendamento del Movimento 5 Stelle, che prevede uno stanziamento di 40 milioni per il 2019 e di 20 milioni per il 2020. La misura era stata bocciata e poi è stata reintrodotta. Ossia, uscita dalla porta è rientrata dalla finestra. Come ha fatto? L’emendamento è stato bocciato, ma poi è stato riformulato usando l’escamotage di introdurre il carattere emergenziale, così da farlo passare. Tuttavia, la sostanza e i contenuti non cambiano ed è di questi che voglio parlare. Anzitutto, la disposizione parla di emergenza. Ma – mi chiedo e vi chiedo – chi stabilisce quando una buca diventa una voragine e una voragine diventa un’emergenza pericolosa? E quante volte si interviene? Una tantum o di continuo? Quanto, quando e – soprattutto – solo a Roma? E gli altri oltre 8.000 Comuni d’Italia cosa faranno per le loro buche? Di fatto, con questa misura mettete il genio militare a tappare le buche di Roma.

Proprio di questa città dobbiamo parlare, come ha fatto in modo documentato proprio ieri l’ISPRA, che ha presentato la sua indagine 2018 sulla qualità dell’ambiente urbano, fornendo dati e cifre sul dissesto idrogeologico, sull’erosione, sulle frane e sulle alluvioni. Il rapporto denuncia a Roma un boom di buche; 136 voragini negli ultimi dieci mesi dell’anno in corso.

A Roma la vera emergenza è il suo sindaco, che comprerà il bitume (il resto lo dovrà fare l’esercito). Lo stesso ministro della difesa Trenta (che è area Movimento 5 Stelle, la stessa che ha partorito questa misura che offende l’esercito e il genio) ha ricordato la specificità del genio militare e anche il forte valore e la capacità duale di cui dispongono le Forze armate con l’Arma del genio.

Questo escamotage del riferimento al carattere emergenziale è veramente una beffa, perché tutti sanno che a Roma, dalla Casilina alla Cassia, ci sono oltre 200 chilometri di strade, con tratti pericolosi per l’incolumità collettiva. Quindi, sostanzialmente, il genio militare dovrà tappare le buche di Roma. Ha avuto qualche soldo in meno, ma la sostanza è la stessa.

Lasciatemi anche dire che i tempi sono sospetti, perché la misura vale per un biennio, che coincide esattamente con la fine del mandato dell’amministrazione capitolina. Insomma, nella manovra finanziaria abbiamo fatto passare una misura salva Raggi.

Non è solo questo che fa arrabbiare, anzi, fa indignare. Voglio ricordare all’Assemblea e agli estensori della manovra che il genio militare affronta le emergenze, le calamità naturali, non le incapacità gestionali e amministrative, come quelle della città di Roma (Applausi dal Gruppo FdI). La misura al nostro esame offende la dignità delle Forze armate, togliendo loro il rispetto. Mi si potrebbe allora obiettare che l’Esercito è intervenuto nell’emergenza rifiuti di Napoli; lo ha fatto però per presidiare il territorio contro i roghi e non per prendere la paletta e rattoppare come in questo caso.

Ha ragione allora Giorgia Meloni quando con una battuta, forse anche per sdrammatizzare questa manovra drammatica, dice che dalle truppe d’assalto siamo passati alle truppe d’asfalto: purtroppo è così. La manovra infatti chiede e impegna il genio militare a rattoppare le buche di Roma e, mentre lo impegna in questo, il resto della manovra taglia i fondi alla Difesa.

Il vice presidente Di Maio parla indistintamente e genericamente di un taglio di un miliardo di spese inutili che andranno ai centri per l’impiego. Quali sono o quali siano i tagli non è ancora chiaro. Per ora sappiamo con certezza – e lo voglio dire con molta chiarezza – che i tagli vanno alla ricerca, allo sviluppo, alla difesa e alla sicurezza; niente programma missilistico CAMM ER (Common anti-air modular missile extended range), niente F-35, niente droni, tagli alle missioni internazionali volte a costruire la pace e la stabilità globale.

Voglio ricordare allora agli estensori della manovra che l’Esercito nasce per difendere le Istituzioni, i cittadini, i confini e la pace istituzionale. Non nasce per coprire le buche di chi non ha saputo gestire; l’Esercito italiano è una delle quattro Forze armate. Non vi vengono i brividi quando scrivete queste cose? Non pensate all’Esercito regio nato nel 1861 con l’Unità d’Italia? Non pensate all’Esercito italiano nato con la Repubblica italiana nel 1946? Non pensate all’Esercito italiano, una delle quattro Forze armate impegnate nell’Alleanza atlantica e nelle missioni di peacekeeping, di stabilizzazione, di deterrenza dei rischi globali? A che pensate quando dite le parole Esercito e genio militare? Non pensate alla realtà. Non mi stupirei se un giorno mandaste la fanteria a raccogliere i pomodori.

Nella migliore delle ipotesi, nella vostra manovra c’è un’ottica perversa che vuole trasformare l’Esercito in una specie di Protezione civile allargata; l’Esercito è nato con altri compiti, ha un’altra storia, deve avere un altro impiego e io non voglio vedere un militare con la sua mimetica, definita tuta da combattimento, a tappare le buche di chi non ha saputo lavorare.

Questo succede perché gli estensori della manovra non hanno il senso dello Stato e delle Istituzioni. Quando parlate di manovra del popolo mi ricordate i Giacobini, quelli della terza fase però, quelli dei Robespierre per capirci. Andate a studiare le distinzioni di Michelet sulla terza fase di giacobinismo.

Non amate lo Stato, non rispettate le Istituzioni e la manovra è una manfrina elettorale. Avete prima mostrato i muscoli, fatto i gradassi e poi avete fatto marcia indietro su tutto perché sapete – e lo sapete – che non avete messo insieme una sintesi, ma una somma di misure e di mancette elettorali prive di una visione di insieme, di un progetto, di un orizzonte, di un piano di sviluppo. Con questa manovra non si va lontano. (Applausi dal Gruppo FdI e FI-BP).

Resoconto stenografico della seduta n 75 del 20 dicembre 2018
[File pdf – 450 Kb]

Questa voce è stata pubblicata in Interventi in Aula Senato, Primo piano.