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Intervento in Aula sul disegno di legge “concretezza”

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RESOCONTO STENOGRAFICO

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. (Brusio).

Invito i colleghi ad abbassare sensibilmente il tono della voce, perché è molto difficile seguire ciò che dice chi interviene.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, la ringrazio per questa richiesta e sarò grata anche ai colleghi che la vorranno accogliere, diminuendo il brusio.
Il mio collega, senatore Ruspandini, ha aperto il suo intervento dicendo che il Gruppo Fratelli d’Italia è preoccupato per il disegno di legge in esame; aggiungo la parola «indignazione» alla preoccupazione, e spiegherò brevemente perché.

Nell’ambito del disegno di legge n. 920, recante misure per il contrasto dell’assenteismo, intervengo in merito all’articolo 2, che prevede misure biometriche per la rilevazione della presenza dei lavoratori statali. Il provvedimento prevede, infatti, l’utilizzo generalizzato di sistemi d’identificazione biometrica e di videosorveglianza per rilevare le presenze e il rispetto dell’orario. Si tratta quindi – usando un linguaggio non più brutale, ma più diretto e sincero – di impronte digitali per i dipendenti pubblici. Voglio dirlo senza mezzi termini: quest’argomento è offensivo. Si tratta di un strumento regressivo, nella nostra opinione.
Premetto che il Gruppo Fratelli d’Italia – è evidente – condivide una dichiarazione di guerra ai cosiddetti furbetti del cartellino, a tutti i «fannulloni» e all’assenteismo, nonché una rilevazione delle presenze, del rispetto degli orari e di una sorta di senso del dovere e civico, oltretutto. Ci sono però sistemi di rilevazione automatica in corso e anche altri strumenti, oltre a quelli proposti che – a nostro avviso – sono offensivi e regressivi. Vorrei anche dire che con questa definizione si indicano sistemi informatici per identificare una persona in base a una o più caratteristiche biologiche e comportamentali – non lo dico io, ma questi sono i princìpi della biometria – e poi i dati vengono confrontati con quelli presenti in un database del sistema.
È interessante ricordare che la biometria nasce con Bertillon, alla fine dell’Ottocento, con un metodo di identificazione scientifico, appunto biometrico, inizialmente utilizzato nelle carceri e poi nelle prefetture di Parigi per schedare i detenuti; questa tecnica viene successivamente messa a sistema dalla polizia scientifica per l’identificazione dei criminali. Quando si legge l’articolo 2, vorrei che si pensasse anche all’origine storico-scientifica di questo metodo, perché rientra nella definizione di cui ho parlato di metodo regressivo e offensivo.
Oggi, aggiornando la tecnica, si tratta di un sistema computerizzato di riconoscimento, di commisurazione di caratteristiche biologiche. Bene, anzi male: il disegno di legge non reca i numeri per stimare i costi: non si sa quanti apparecchi servirebbero, né quanto personale sarebbe da impiegare; inoltre, si prevede l’utilizzo del sistema NoiPA per alcune pubbliche amministrazioni, anche in questo caso senza fornire dettagli sull’adeguatezza di tale sistema. Per inciso rilevo che il NoiPA non ha ancora risolto la partita stipendiale di tutti i dipendenti della Difesa, ma andiamo avanti. Infine, per le pubbliche amministrazioni che non usano l’eccellente sistema NoiPA, si prevede il ricorso alle convenzioni Consip, anche in questo caso senza alcuna previsione di bilanci dedicati. Insomma, vengono enunciati dei princìpi, ma mancano il metodo e il dettaglio tecnico dell’impatto della norma e soprattutto mancano le necessarie coperture finanziarie a cui non si fa riferimento.
Premetto che nel merito si condivide la volontà di combattere l’assenteismo come modo migliore non solo di punire chi commette un errore, ma anche di premiare e tutelare la stragrande maggioranza dei lavoratori pubblici, i quali invece svolgono con dedizione e senso del dovere il proprio lavoro e spesso lo fanno in condizioni inadeguate. Ciò detto, l’identificazione biometrica – usando un termine tecnico che in realtà significa prendere le impronte digitali alle persone – per noi è un qualcosa di offensivo, come dimostra il fatto che con il disegno di legge concretezza – nome a effetto che nasconde qualcosa che invece non va – noi legittimeremmo un paradosso. Applicheremmo ai dipendenti pubblici un regime di controllo così stretto che non viene neanche applicato – cito solo alcuni esempi – a soggetti sottoposti a misure restrittive, a soggetti in libertà vigilata o agli immigrati richiedenti asilo. È quindi evidente che qualcosa nel disegno di legge in esame, almeno al suo articolo 2, non va per il verso giusto.
In conclusione, noi riteniamo che non si possano né si debbano usare le impronte digitali. Voglio anche dire che non possiamo pensare di introdurre un principio di schedatura dei dipendenti pubblici: è una umiliazione che si fa a chi ogni giorno – è la stragrande maggioranza delle persone – va al lavoro con senso del dovere e passione. (Applausi dal Gruppo FdI). Si tratta di umiliazione dei dipendenti pubblici.
E mi fa ridere un paradosso. Non voglio aprire una questione, ma viviamo in un Paese dove c’è il buco nero delle identità e le andiamo a richiedere ai dipendenti pubblici, per i quali già esistono dei sistemi di rilevazione automatica.
Per fare una battuta conclusiva, in questo Paese con il buco nero delle identità e dove si vogliono umiliare i dipendenti pubblici, invece di trovare dei sistemi – e ci sono – per correggere un difetto lì dove esso si annida e invece di educare e correggere una minoranza, andiamo a punire una maggioranza che è quella positiva, quella che va a lavorare con senso del dovere.
C’è una frase bellissima di un francese che diceva di venire da una generazione che andava al lavoro cantando. Oggi, purtroppo, nessuno canta andando al lavoro. Cerchiamo, però, di non umiliare chi fa il suo dovere ogni giorno. (Applausi dal Gruppo FdI).

Resoconto stenografico della seduta n. 68 del 6 dicembre 2018
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Questa voce è stata pubblicata in Interventi in Aula Senato, Primo piano.