Percorso: Isabella Rauti > Interventi in Aula Senato > 203ª Seduta Pubblica – Informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle iniziative del Governo per fronteggiare l’emergenza derivante dal diffondersi dell’epidemia da COVID-19

203ª Seduta Pubblica – Informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle iniziative del Governo per fronteggiare l’emergenza derivante dal diffondersi dell’epidemia da COVID-19

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Resoconto stenografico in corso di seduta

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, sin dall’inizio di questa emergenza, Fratelli d’Italia ha dimostrato compostezza, senso di responsabilità, disponibilità a lavorare non per il Governo ma con il Governo per il bene della nazione come deve fare un’opposizione patriottica. Il conto politico lo faremo dopo. In ogni occasione abbiamo portato le nostre proposte per potenziare il sistema sanitario nazionale e misure specifiche economiche anticrisi per aziende, per le imprese, per i professionisti, per le famiglie, per i lavoratori e per le partite IVA.

Anche quando abbiamo criticato lo abbiamo fatto con senso di responsabilità perché bisogna anche ammettere che qualcosa non ha funzionato, bisogna dirlo che c’è stato un ritardo di almeno venticinque giorni in termini di azione preventiva da quel 31 gennaio in cui si dichiarava lo stato di emergenza per sei mesi a quel 25 febbraio che anche lei ha richiamato, quando è stato adottato il provvedimento sulle zone rosse del Nord. Non sono seguiti con immediatezza atti consequenziali sull’approvvigionamento e sulla distribuzione dei dispositivi di protezione individuale personale ai medici e agli infermieri e non è conseguita neanche l’acquisizione di respiratori. Intanto, in quel vuoto, si spediva un cargo con 18 tonnellate di materiale sanitario in Cina, ma questa ormai è diventata un’altra storia.

Siamo precipitati troppo velocemente dal mantra minimalista del «è solo un’influenza» oppure, cito testualmente: «la possibilità di diffusione del virus in Italia è assai remota», alla situazione tragica che viviamo, passando attraverso – dobbiamo ricordarlo – quel refrain antipatico secondo cui chiedere la quarantena obbligatoria per chiunque tornasse dalla Cina, indipendentemente dalla sua nazionalità, fosse inutile allarmismo e addirittura razzismo discriminatorio.

Qualcosa non ha funzionato anche nella comunicazione dei quattro decreti emanati in pochi giorni. Si è creata tanta confusione. Da quell’annuncio pasticciato – eravamo qui in Aula – sulla chiusura delle scuole il giorno dopo – sì, no, forse ma anche sì – alle dirette del sabato sera. Ricordo l’anticipazione di sabato 7 marzo sulle misure urgenti di contenimento in Lombardia e in molte altre province che hanno scatenato esodi notturni e assalti a treni dal Nord al Sud con gli effetti di contagio che ne sono seguiti.

Ricordo sabato scorso, 21 marzo, con la diretta RAI e Facebook a lungo attesa che recava l’annuncio di provvedimenti non ancora scritti che sarebbero entrati in vigore lunedì 23, mentre diventavano effettive su parte del territorio nazionale le ordinanze regionali più restrittive e si creava quindi ulteriore caos e confusione nella difformità di regole.

È buona norma – lo si sa – scrivere i provvedimenti prima di annunciarli e condividerli prima di adottarli, coinvolgendo il Parlamento, anche per evitare – mi permetta – di dare l’impressione di una partita giocata da solo o di una comunicazione autoreferenziale, distante dalla realtà minuta e quotidiana della vita delle persone.

Oggi le vite degli altri sono le nostre e lei, signor Presidente del Consiglio, che può entrare nelle case di tutti gli italiani, dica grazie a tutti, per quello che stanno e stiamo facendo. Non parli solo delle necessarie misure restrittive, ma, rivolgendosi a tutti, spieghi a ciascuno, a chi ha abbassato la serranda, a chi ha perso il lavoro, a chi non va più a scuola o all’università, a chi ha un disabile in casa, a chi è anziano ed è solo, a coloro per cui stare a casa significa non guadagnare e non sapere come fare la spesa, spieghi ad ognuno e dica: “Per te, per te e per te lo Stato ha previsto questo”, dica “quanto” e ci dica “quando”, anche in termini di liquidità, che è la cosa più urgente. Mi riferisco, come ricordava anche il collega Renzi, alla liquidità per le piccole e medie imprese, per le famiglie e per chi deve mettere in cassa integrazione, senza lasciare in questo troppa discrezionalità alle banche.

Occorre allora rivolgersi ad ognuno e a ciascuno, perché ognuno sta facendo la sua parte. È anche per ridurre queste distanze che abbiamo insistito per un confronto parlamentare e, di più, per un coinvolgimento serio del Parlamento, arrivando a proporre, come ha fatto il presidente Giorgia Meloni, una cabina di regia parlamentare. Il Palazzo con le porte aperte, come luogo nel quale lavorare quotidianamente, tutti insieme, proprio perché ognuno deve fare la sua parte e stare al suo posto. Abbiamo chiesto a tutti di fare la propria parte e di stare al proprio posto, anche a chi resta a casa, a chi è costretto a lavorare per assicurare i beni essenziali, a chi si sacrifica oltre se stesso, in corsia o in sala operatoria, a chi ci fa lo scontrino alla cassa del supermercato, a chi guida un camion per portare prodotti alimentari, alle nostre forze dell’ordine e alle nostre forze armate, che sono in prima linea. Lo abbiamo chiesto a tutti ed è per questo che dobbiamo essere qui, al nostro posto.

Abbiamo il dovere di fare la nostra parte, vogliamo avere il diritto di combattere questa battaglia comune e vogliamo anche, signor Presidente, non solo essere sentiti, ma anche essere ascoltati e veder accolte le nostre proposte. Non ci avete ascoltato quando abbiamo proposto in anticipo la serrata totale per quindici giorni, la nomina di un commissario straordinario con poteri ordinamentali, quando abbiamo detto subito di prevedere almeno 30 miliardi di euro per le prime misure necessarie e ancora si parlava di 3,6, poi di 7,5 e poi di 25 miliardi di euro del decreto cura Italia, che sappiamo essere un pannicello caldo, perché per la cura servirà davvero molto di più. Ascoltateci, per la rinascita del Paese, che rialzerà la testa, come solo gli italiani sanno fare. Lavoriamo insieme per uscire dall’emergenza sanitaria e da quella economica, insieme per evitare e scongiurare la desertificazione del sistema produttivo, per impedire l’attacco speculativo alle aziende italiane, per impedire l’assalto predatorio.

Signor Presidente del Consiglio, formulo una richiesta di cuore: difendete l’Italia in Europa, difendete l’Italia da questo tipo di Europa, assente quando serve e che si sta dimostrando solamente egoista, matrigna e vessatoria. Difendete l’Italia dai ricatti della Banca centrale europea, liberate l’Italia dalla burocrazia e dal dedalo fiscale, dateci la libertà e la passione dell’impresa, che è tutta italiana. Difendete l’Italia dalla dittatura economica del MES e da quella troika strozzina, difendete l’Italia, difendete la nostra sovranità nazionale e l’interesse nazionale. Fratelli d’Italia c’è, nella battaglia comune di oggi, e c’è in quella che sottolineo, per come viene percepita nella letteratura scientifica e psicologica, nella resilienza di domani.

La resilienza, cari colleghi, comprende e supera la rinascita, è la resilienza dell’Italia dopo che la globalizzazione ha dimostrato tutta la sua fragilità. Resilienza, perché servirà dopo un cambio di passo. In questa resilienza, in questa visione Fratelli d’Italia c’è oggi e ci sarà domani, perché il nostro non è solo il nome di un partito, non è solo un’etichetta, il nostro è un modo di sentire, è un modo di essere, è una visione della Nazione e della politica intesa in termini di servizio. Noi siamo i figli e siamo i fratelli d’Italia e per questo e per l’orgoglio tricolore ci saremo sempre. (Applausi dal Gruppo FdI).

[Fonte: www.senato.it]

Questa voce è stata pubblicata in Interventi in Aula Senato, Primo piano.