Percorso: Isabella Rauti > Interventi in Aula Senato > 187ª Seduta Pubblica – La dichiarazione di voto sulla proroga del termine recante “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”

187ª Seduta Pubblica – La dichiarazione di voto sulla proroga del termine recante “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Resoconto stenografico in corso di seduta

RAUTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal 7 febbraio 2019 la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha svolto la sua attività attraverso indagini, approfondimenti e audizioni. Non voglio sottolineare l’analisi della dimensione quantitativa del fenomeno del femminicidio. Quello che durante i lavori, e anche in questa sede, vorrei sottolineare è l’aspetto direi quasi ontologico, qualitativo che è dietro questo fenomeno che è diffuso e sommerso. Il femminicidio è l’atto ultimo, finale ed estremo, di una serie reiterata di atti di violenza perché raramente non è preceduto da una catena ininterrotta di atti violenti.

Non voglio parlare solo di dati perché il fenomeno è sommerso e noi ne conosciamo soltanto la classica punta del classico iceberg, ma soprattutto perché dietro ogni donna che viene uccisa c’è la sua famiglia, ci sono i suoi parenti, ci sono i suoi figli.

Proprio su questo aspetto vorrei attirare l’attenzione, ovvero sui cosiddetti orfani di femminicidio e di crimini domestici cui una legge specifica ha destinato un fondo. Voglio rivendicare – lo faccio con orgoglio – che grazie ad un emendamento di Fratelli d’Italia che è stato accolto dalla maggioranza e dalle opposizioni, quindi da tutti, tale fondo è stato incrementato di un milione di euro. Si tratta di un fondo da destinare in favore degli orfani del femminicidio e delle famiglie affidatarie, spesso lasciate sole nel sostenere questi bambini negli studi e nel ritorno – se è possibile – alla normalità.

Dico anche che siamo stati costretti a denunciare l’assenza dei decreti attuativi della legge sugli orfani del femminicidio.

Lo abbiamo fatto per mesi, finché nel novembre scorso si è preso un impegno da parte della maggioranza di arrivare finalmente a questi decreti attuativi, prima purtroppo anche questa legge è rimasta inapplicata e i suoi fondi non sono stati distribuiti. Vedete, quindi, che ha fatto bene la nostra Commissione a insistere, attraverso i suoi sottogruppi, sulle cosiddette tre p (prevenzione, protezione e punizione) che ci ha indicato la Convenzione di Istanbul, che l’Italia tra i primi Paesi ha voluto ratificare ed è una piattaforma contro le violenze domestiche, contro le violenze di genere e contro il femminicidio. Mentre noi lavoravamo, attraverso la nostra organizzazione interna, voglio ricordare che c’è stata anche l’approvazione del codice rosso, con l’introduzione di nuove fattispecie di reato come il revenge porn, come il delitto di costrizione al matrimonio (i cosiddetti matrimoni forzati e precoci), nonché le lesioni, le deformazioni al corpo e al viso. Mentre noi lavoravamo c’era però anche un cambiamento più generale, sia pure con le criticità di applicazione del codice rosso.

Ci siamo posti la domanda – lo voglio dire con sincerità – se si dovesse prorogare questa Commissione per l’intera legislatura, come ci apprestiamo a fare, o se – lo abbiamo fatto attraverso alcuni emendamenti che abbiamo proposto come opposizione in Commissione affari costituzionali, ma che sono stati bocciati – dare un anno di proroga. È inutile stare qui a discutere: la stiamo prorogando fino a fine legislatura, ma nel rispetto del perimetro stabilito dalla delibera istitutiva possiamo e dobbiamo darci anche altri obiettivi, allargare lo sguardo e concentrare la nostra attenzione anche su argomenti che in questo primo anno di attività non abbiamo potuto – per colpa di nessuno – affrontare. Ci confrontiamo con una questione strutturale, quella della violenza di genere, che l’Organizzazione mondiale della sanità definisce un flagello sociale globale ed è vero, perché le violenze restano la prima causa di morte per le donne, ma soprattutto ci stiamo confrontando con un fenomeno che è a tutte le latitudini, in tutte le geografie sociali, è un mondo che attraversa il mondo, attraversa le etnie, le fedi religiose, i ceti sociali, le età e quindi è qualcosa di molto profondo. Direi che è una malattia antica, un male secolare ed è inutile confrontarsi sui neologismi e sui termini, perché la sostanza non cambia. Se usiamo il termine femminicidio lo facciamo perché se ne è occupata prima la criminologia attraverso il lavoro di Diana Russell, che così ha definito l’omicidio volontario di donna in quanto donna. Usiamo questo termine perché se n’è occupata la politica, penso al Parlamento messicano, al lavoro dell’antropologa Lagarde, che con una commissione d’inchiesta ha poi fatto introdurre nel codice penale di quel Paese una fattispecie di reato nuova, appunto quella del femminicidio. Non c’è in Europa e non c’è in Italia, ma abbiamo comunque molte norme per oggettivare questo fenomeno e per punirlo. Quelle norme vanno applicate. Gli sconti di pena che ancora vediamo sono inaccettabili per chi si macchia di reati del genere. È quindi evidente che dobbiamo rafforzare il concetto, la politica, la percezione della questione. Proprio perché dobbiamo lavorare più a lungo, per un’intera legislatura, il Gruppo di Fratelli d’Italia torna a chiedere – come feci già io un anno fa, quando discutemmo della nascita della Commissione – che tra i vari temi all’attenzione della nostra Commissione si inserisca anche quello dell’utero in affitto, che deve diventare reato universale, di cui non sentiamo più parlare e che è una forma di sfruttamento del corpo femminile e della condizione di povertà delle donne e non c’è una pratica più turpe di questa. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC).

Attribuiamo a questa Commissione anche una funzione di monitoraggio, di statistiche, di raccolta di dati. C’è ancora un tema, che voglio proporre veramente con passione e con slancio, sul quale tutti dobbiamo fare di più ed è quello delle coppie adolescenti.

La violenza all’interno delle coppie adolescenti, che è in aumento, non è indagata e non ce ne curiamo abbastanza, dimenticando che la strada verso il femminicidio e i gravi episodi di violenza inizia proprio nei primi rapporti di coppia, quelli tra adolescenti, segnati da dinamiche aggressive, svalutative, prevaricatorie, in cui le ragazzine subiscono senza dirlo a nessuno, né alla famiglia né alla scuola né alle autorità competenti.

Non devo citare poi i casi, anzi lo voglio fare, di Desirèe Mariottini, violentata e uccisa, di Pamela Mastronardi, della piccola Noemi: bambine, che sono state vittime di violenza e di femminicidio. Non dimentichiamo, poi, che le coppie adolescenti sono quelle più immerse nella mondo digitale, con tutto quello che questo comporta. Voglio anche dire che ci dobbiamo impegnare per un aumento dei centri antiviolenza, che sono al di sotto della domanda. Dobbiamo impegnarci anche per centri per il recupero del violento e maltrattante.

Voglio dire con il cuore, augurando a noi tutte e noi tutti buon lavoro, che, finché ci sarà un cantante di successo, che potrà diventare famoso come rapper inneggiando alla violenza contro le donne e al femminicidio, vuol dire che per tutti noi ci sarà ancora molta strada da fare. (Applausi dal Gruppo FdI).

[Fonte: www.senato.it]

Questa voce è stata pubblicata in Interventi in Aula Senato, Primo piano.