Percorso:

Mozione – Atto di sindacato ispettivo n. 1-00279 – Scenario libico

Atto n. 1-00279

Pubblicato il 30 luglio 2020, nella seduta n. 247

IWOBI , SALVINI Matteo , LUCIDI , PELLEGRINI Emanuele , VESCOVI , ALESSANDRINI , BAGNAI , BERGESIO , BRIZIARELLI , CAMPARI , CANDURA , FAGGI , FREGOLENT , GRASSI , LUNESU , PIANASSO , PITTONI , PUCCIARELLI , RICCARDI , RUFA , SAPONARA , SBRANA , TESTOR , TOSATO , URRARO , VALLARDI , ZULIANI , FAZZOLARI , PETRENGA , RAUTI , URSO

Il Senato,

premesso che:

l’escalation diplomatica e militare nello scenario libico continua ad essere un elemento di costante instabilità;

conseguentemente, suddetto elemento di instabilità si riversa nell’intera regione mediterranea, e rischia di minare gli interessi italiani nell’area;

il 20 luglio 2020, il Parlamento egiziano ha votato a favore di un intervento dell’esercito del Paese in Libia, in difesa della compagine di Haftar e con il fine di contrastare l’avanzata di al-Sarraj supportata dall’esercito turco;

decisione, quella egiziana, che fa il paio con quella presa dal Parlamento turco in favore di al-Sarraj nel gennaio 2020;

per l’Egitto, la linea rossa che le forze di Sarraj non possono superare è quella geograficamente rappresentata dalle città di Sirte e Al-Jufra, al confine tra la Tripolitania e la Cirenaica, che ben evidenziano la divisione in zone di influenza a cui è sottoposta oramai la Libia;

il Governo italiano continua a mantenere un approccio poco chiaro sulla posizione del nostro Paese in Libia, e l’arretramento strategico che l’Italia ha subito in questo scenario è ben evidenziato dalla radicata presenza di altri attori sul territorio, e dal ruolo sempre più ridimensionato che il Governo ha nei consessi internazionali;

la continua volontà di delegare ad un contesto multilaterale la ricerca di una soluzione nei confronti della crisi libica ha restituito all’Italia una serie di difficoltà strategiche, dovute alla necessaria interlocuzione con diversi attori e alla ricerca di eccessive sponde, che hanno causato l’obbligo per l’attuale Governo di perseguire obiettivi politici spesso in contraddizione tra loro, che hanno finito per infastidire le diverse forze sul terreno;

conseguenza di tale comportamento è la costante riduzione dello spazio di manovra del Governo italiano, dovuto a un colpevole ritardo delle decisioni e a fattori contingenti che hanno fatto emergere il ruolo di altri attori nell’area. Tale presenza comporta rischi notevoli per gli interessi energetici italiani, commerciali e di sicurezza nell’area, in quanto fornisce ad attori extraeuropei la possibilità sfruttare il ruolo nello scenario libico per ricattare l’Unione europea su diversi dossier, come quello dei migranti, o quello dell’approvvigionamento energetico nel mar Mediterraneo orientale;

in data 4 aprile 2020 è stata inaugurata la missione navale europea “IRINI”, nel mar Mediterraneo. La missione, che vede la sede operativa a Roma, ha come scopo primario l’attuazione dell’embargo sugli armamenti diretti in Libia, all’interno del quadro giuridico fornito dalla Risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza Onu;

tale missione evidenzia diverse perplessità sul piano operativo, che si riscontrano nella poca efficienza dimostrata nell’effettiva capacità di controllo sul traffico di armamenti in quella tratta di Mediterraneo, ovvero rispetto al tema dello stop al traffico di migranti, vista la non priorità di tale argomento all’interno delle linee guida della missione e il quadrante all’interno del quale IRINI opera, spostato ad est rispetto alla precedente missione “Sophia”;

considerato che, in tema di immigrazione clandestina:

gli ultimi dati forniti dal Viminale forniscono un quadro preoccupante, che vede un notevole incremento dei flussi migratori favorito da diversi elementi contingenti;

in generale, con i dati aggiornati al 21 luglio, dal 1° gennaio 2018 al 21 luglio 2019 gli sbarchi in Italia sono stati 3.365, mentre nello stesso intervallo di tempo nel 2020 il numero è triplicato, raggiungendo il dato di 9.885;

nello specifico, analizzando i numeri dell’inizio della stagione calda, i dati sono ancor più significativi, se confrontati con quelli dell’anno precedente:

255 sbarchi nell’aprile 2019 e 655 nel 2020; 782 nel maggio 2019 e 1.654 nel maggio di quest’anno; a giugno 2019, 1.218 sbarchi, mentre nel 2020 sono stati 1.831; 1.088 dal 1° al 21 luglio del 2019 e 2.935 nello stesso intervallo di tempo nel luglio 2020;

tale aumento degli sbarchi grava fortemente sui principali punti di approdo e sugli enti locali che ospitano gli hub di accoglienza, oramai congestionati dal sovraccarico di presenze; al contempo, grava indirettamente su tutto il territorio nazionale, come evidenziato dalle recenti e numerose fughe, e unito alla delicata situazione relativa alla pandemia da COVID-19 fornisce un potenziale pericolo sanitario per il Paese;

aumento dei numeri, inoltre, che coincide con l’inizio della missione navale IRINI, a riprova che tale dispositivo non risponde, per quanto riguarda il tema migratorio, alle esigenze dei Paesi del sud Europa, come Italia e Grecia, che pur si sobbarcano i principali costi operativi della missione;

i principali Paesi africani dell’Africa subsahariana e saheliana, da anni denunciano la drammatica perdita di giovani, principalmente tra i 16 e i 35 anni, che viene attirata dal miraggio di un futuro roseo in Europa, alimentata dalla narrativa che diverse forze di Governo continuano a sostenere, e dalla mancata rigidità nel controllo dei flussi migratori;

rientrano nella narrativa, che fornisce un pericoloso fattore di pull factor, da una parte misure come la sanatoria per gli immigrati clandestini contenuta nell’articolo 103 del cosiddetto decreto Rilancio, che per inciso è risultata un fallimento per lo scopo che si era prefissata, cioè “l’emersione del lavoro nero”, alla luce delle pochissime migliaia di domande presentate rispetto ai numeri previsti dal Governo; dall’altra la volontà del Governo di rivedere e limitare la portata dei cosiddetti decreti Sicurezza;

ulteriore fallimento è rappresentato dall'”accordo di Malta”, sbandierato da esponenti del Governo e dell’attuale maggioranza come panacea di ogni male relativo all’immigrazione, che si è tramutato in un sostanziale nulla di fatto e ha costretto i Paesi esposti al problema dei flussi a prevedere misure bilaterali per diminuire l’impatto degli approdi,

impegna il Governo:

1) sulla Libia, a prevedere una piena attuazione della Risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza Onu, relativamente all’embargo di armi, e a ricercare come imperativo strategico un concreto “cessate il fuoco” nel Paese, prerogativa essenziale per giungere a un processo di pace;

2) a continuare a sostenere il piano del rappresentante speciale del segretario Onu per la Libia, Ghassan Salamé, che prevede la creazione di una Conferenza nazionale libica che coinvolga i diversi attori, in contrapposizione al modello che prevede un accordo esclusivo tra al-Serraj e Haftar come risoluzione del conflitto;

3) a prevenire in ogni modo, tramite azioni diplomatiche bilaterali sugli attori in confitto e sulle potenze che li sostengono militarmente, una escalation militare nella linea di faglia rappresentata da Sirte, che si rivelerebbe deleteria per i nostri interessi energetici, sotto costante minaccia di embargo sulla produzione;

4) a ricercare una partnership sempre più solida con gli Stati Uniti, al momento disimpegnati dall’area del Mediterraneo, che fornirebbe legittimità e risorse all’azione italiana, considerando l’importanza che gli Usa attribuiscono alla stabilità del bacino del Mediterraneo;

5) a tenere un approccio regionalizzato alle crisi, considerando in maniera organica la vicenda libica e quella legata al Mediterraneo orientale, e agendo in partenariato con attori come la Grecia per stabilire una cornice giuridica su scavi ed esplorazioni, chiaro e in difesa degli interessi energetici italiani;

in tema di sicurezza e immigrazione:

6) a sostenere una maggiore presenza dell’UNHCR nell’area e a considerare un maggiore coinvolgimento nell’organizzazione dei centri di accoglienza in Libia;

7) a promuovere una campagna di comunicazione nei Paesi chiave per l’origine e transito dei flussi migratori, che si ponga in contrasto alla narrativa utilizzata dai trafficanti, e che sia in grado di veicolare il messaggio sulle effettive conseguenze di questo tipo di immigrazione clandestina e che faccia comprendere le difficoltà di ingresso e regolarizzazione in Europa;

8) a contrastare in ogni modo possibile il traffico di esseri umani, che non è in grado di garantire nessun futuro dignitoso ai migranti, anche alla luce della grave crisi economica che colpirà l’Italia e l’Unione europea nel breve periodo;

9) a porre in cima alle varie riforme in materia di immigrazione e sicurezza il principio del disincentivo alla partenza come priorità per l’approccio a tale materia;

10) a mantenere e a procedere alla piena applicazione dei decreti Sicurezza, senza porre correttivi normativi meramente ideologici, che rischiano di ledere il funzionamento stesso dei decreti, e al contempo prevedere la proroga della classificazione di “porto non sicuro” per i porti italiani;

11) a proporre un piano di incentivo al rimpatrio volontario, finanziato con l’apposito fondo europeo per il rimpatrio, che preveda un’assistenza formativa per coloro che intendono tornare presso il loro Paese d’origine e rigidi controlli in caso la stessa persona provi a rientrare in Italia;

12) a considerare un coordinamento attivo tra Prefetture e Sindaci nella gestione dei richiedenti asilo;

13) a prevedere una regia comune di coordinamento tra il Ministero degli affari esteri, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell’interno per esaminare e sviluppare diversi interventi nel continente africano, con particolare riguardo ai Paesi di origine e transito, e garantire un aumento dei fondi di assistenza a seguito della conclusione di accordi bilaterali con gli Stati africani per la facilitazione dei processi di rimpatrio;

14) a monitorare, tramite il ruolo dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, le ONG che operano in Africa, sostenendo quelle che attuano in loco progetti concreti di formazione e sviluppo per le persone, che siano in grado di fornire gli strumenti per renderle autonome economicamente, e privilegiando i progetti che si sviluppano nei Paesi maggiormente interessati dal transito dei flussi migratori.

[Fonte: www.senato.it]

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