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Interrogazione a risposta scritta – Atto n. 4-03260 – Ai Ministri della giustizia e dell’interno

Atto n. 4-03260

Pubblicato il 28 aprile 2020, nella seduta n. 210

ZAFFINI , IANNONE , CIRIANI , RAUTI , CALANDRINI , DE BERTOLDI , LA PIETRA , TOTARO , URSO – Ai Ministri della giustizia e dell’interno. –

Premesso che:

il 10 aprile 2020 il Ministro dell’interno ha indirizzato ai prefetti una circolare che individua il pericolo che, per le difficoltà del momento, la libera iniziativa economica possa risultare «maggiormente permeabile a rischi di condizionamento mafioso» e che nelle pieghe dei nuovi bisogni si annidino «perniciose opportunità per le organizzazioni criminali»;

per far fronte a questi aspetti, il Ministro ha invitato i prefetti a mettere in campo «una strategia complessiva di presidio della legalità», affermando che occorre «prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata, attraverso un’attenta e accurata valutazione di tutti i possibili indicatori di rischio di condizionamento dei processi decisionali pubblici funzionali all’assegnazione degli appalti» e che è necessaria «la salvaguardia dell’accesso al credito legale da parte degli operatori economici e delle famiglie, indispensabile premessa per un’effettiva libertà di esercizio e ripresa dell’attività economica, costituzionalmente tutelata, oltre che fattore di prevenzione dell’odioso fenomeno dell’usura»;

a fine marzo il Dipartimento di pubblica sicurezza, guidato da Franco Gabrielli, ha diramato ai vertici sul territorio una direttiva della DAC (Direzione centrale Anticrimine), e Francesco Messina, direttore della DAC, riferendosi ai «futuri scenari evolutivi della criminalità organizzata», mette in guardia sulla circostanza che le mafie sono «solite operare nelle pieghe delle criticità sociali», e che l’obiettivo «di reinvestire flussi significativi di capitali in diversi segmenti del tessuto produttivo e finanziario» sarà, a breve, a portata di mano dei criminali;

negli stessi giorni in cui il Ministro e il Dipartimento di pubblica sicurezza sentivano l’urgenza di richiamare l’attenzione sul pericolo che mafia e criminalità organizzata si possano nutrire della grave crisi economica determinata dall’emergenza in corso, sono state scarcerate decine di criminali sottoposti al regime di 41-bis, responsabili quindi di gravissimi reati di mafia;

in particolare, da notizie di stampa, si è appreso che al detenuto del carcere di Sulmona Antonio Sudato, che sembra scontasse condanne per estorsione, associazione mafiosa ed omicidio, sarebbero stati concessi i domiciliari dopo che il magistrato di sorveglianza de L’Aquila avrebbe accettato l’istanza del suo legale, e che il provvedimento sarebbe motivato dalla “incompatibilità del detenuto con la vita carceraria per motivi di salute. E per il rischio di contagio da coronavirus”;

e ancora, il detenuto del carcere di Spoleto, in Umbria, Vincenzo Iannazzo (che risulta essere stato arrestato nel 2015 durante l’operazione “Andromeda” contro la cosca d’élite della ‘ndrangheta lametina, che portò in carcere boss, gregari e imprenditori ritenuti collusi, e che sembra scontasse una condanna a quattordici anni e sei mesi), sarebbe stato scarcerato dopo la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, sebbene alla richiesta dei domiciliari si fosse opposto il sostituto procuratore generale;

ai domiciliari a causa dell’emergenza COVID-19, e sembrerebbe addirittura senza braccialetto elettronico, risulterebbe anche il boss calabrese Rocco Santo Filippone, detenuto, legato alla stagione delle stragi, considerato uomo della ‘ndrangheta delegato ai rapporti con i clan siciliani negli anni della Trattativa Stato-mafia. In questo caso la Corte d’Assise di Reggio Calabria, dopo aver per due volte respinto l’istanza dei legali, lo ha infine scarcerato;

infine, sarebbe ai domiciliari anche il boss Francesco Bonura, ex uomo di fiducia di Provenzano, recluso in regime di 41-bis nel carcere di Opera a Milano. Al riguardo il Tribunale di Sorveglianza avrebbe dichiarato con una nota che la scarcerazione di Bonura è basata su un “provvedimento” adottato “secondo la normativa ordinaria applicabile a tutti i detenuti, anche condannati per reati gravissimi, a tutela dei diritti costituzionali alla salute e all’umanità della pena”;

il Ministro dell’interno, rispondendo a una interrogazione a risposta immediata in Senato il 22 aprile 2020, ha dichiarato che “il decreto legge del 17 marzo prevede la detenzione domiciliare nell’ipotesi di una pena detentiva non superiore a 18 mesi e che l’eventualità è esclusa per i delinquenti abituali, seriali, per i detenuti sottoposti a un regime di sorveglianza particolare, anche per i detenuti al 41 bis” salvo poi aggiungere che “in ogni caso la disciplina rimette al magistrato di sorveglianza la valutazione circa l’esclusione dell’applicazione della detenzione domiciliare, in tutte le situazioni in cui ci siano gravi motivi”: di fatto, a parere dell’interrogante, uno scarico di responsabilità inaccettabile da parte di un Ministro della Repubblica;

a seguito delle suddette concessioni, oggi Raffaele Cutolo, settantotto anni e gli ultimi quaranta trascorsi in galera per scontare i quattro ergastoli ai quali è stato condannato, chiede anch’egli i domiciliari;

di fatto si sta aprendo la strada alla scarcerazione di numerosi criminali, almeno una settantina, che oggi sono sottoposto al 41-bis: tra questi ci sono anche Leoluca Bagarella, mandante della strage di Capaci, Benedetto Santapaola, mandante dell’omicidio del giornalista Pippo Fava, Pippo Calò, mandante dell’omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e molti altri;

la scarcerazione disposta nei confronti di detenuti sottoposti al regime di cui all’articolo 41-bis della legge sull’ordinamento penitenziario, rinchiusi in celle singole e con contatti molti ristretti, appare oltremodo incomprensibile se si considera che la condizione di detenzione già di per sé limita enormemente il rischio di contagio, anche più di quanto possa fare la detenzione domiciliare presso familiari e parenti,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano che la concessione degli arresti domiciliari a pericolosi criminali anche in regime di 41-bis, non infici quella “strategia complessiva di presidio della legalità” di cui in premessa e fortemente auspicata dal Ministro dell’interno, ponendo un grave problema di ordine pubblico e sicurezza alla luce del pericolo rappresentato dalle organizzazioni mafiose e criminali nell’attuale contesto di gravissima crisi economica e sociale legata all’emergenza sanitaria da COVID-19, e se non ritengano quindi di doversi urgentemente attivare affinché siano espressamente negati gli arresti domiciliari ai quei detenuti che rappresentano un pericolo per la tenuta dell’ordine e della sicurezza del Paese nella delicatissima fase della ripresa.

[Fonte: www.senato.it]

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