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Interrogazione a risposta scritta – Atto n° 4-03070 – Al Ministro dell’economia e delle finanze

Atto n. 4-03070

Pubblicato il 1 aprile 2020, nella seduta n. 204

DE BERTOLDI , CALANDRINI , GARNERO SANTANCHE’ , LA PIETRA , RAUTI , URSO , TOTARO – Al Ministro dell’economia e delle finanze. –

Premesso che:

l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato è una società pubblica interamente posseduta dal Ministero dell’economia e delle finanze ed opera “in house” nei confronti delle amministrazioni pubbliche;

è ormai un fatto acquisito da tempo, e rafforzato dallo sviluppo dell’informatica in generale, che la produzione di documenti, dai passaporti fino alla carta valori, non è più legata allo stampatore (Zecca) quanto ai sistemi di garanzia e sicurezza da costituire nell’opificio di produzione con l’intervento di un ispettorato di controllo della parte ordinante;

questo fattore ha spinto sempre più la pubblica amministrazione ad affidare le produzioni dei documenti, certificati di valore e la stessa carta valore ad imprese private esterne, previa gara pubblica internazionale;

questo sistema moderno è una realtà molto presente in Europa, per non parlare del Nord America. Tutti hanno riconosciuto che la privativa in questo genere di produzioni crea un regime di costi smisuratamente alti, derivanti da sprechi e sottoutilizzazione delle risorse;

il costo, di norma, si arricchisce anche della voce del “profitto”. Si crea profitto per elargire margini allo Stato dando la sensazione che la gestione sia stata buona e produttiva;

se si esamina il fatturato realizzato dall’Istituto Ppligrafico e Zecca dello Stato da sempre si vede che lo stesso è costituito da tutti prodotti in privativa e quindi in regime monopolistico, che addirittura prevale su tutta la normativa in materia di acquisto degli enti pubblici: un ente locale deve fare la gara per quasi tutto, ma se acquista dall’azienda pubblica la procedura si semplifica; se, poi, sono prodotti in privativa non si discute, ma si acquista al prezzo determinato da conteggi che non tengono conto dei valori scaturenti da processi concorrenziali;

sempre il fatturato dell’IPZS è formato dai proventi della realizzazione della carta di identità elettronica più cara d’Europa, i più cari bollini ottici farmaceutici e, ancora con prezzi assurdi, passaporti, vari tipi di carte di identificazione, targhe automobilistiche, tasselli per tabacchi, fascette per vini, contrassegni di accise, e tante stampe di moduli per la pubblica amministrazione;

a fronte della crescita del valore della produzione, che non deve offuscare la realtà, si deve tener conto che l’azienda, agendo in regime di sostanziale monopolio, non ha sviluppato niente sul piano innovativo tecnologico, compreso il settore dell’alta sicurezza contro la contraffazione;

come detto è ancora più grave la totale mancanza di soluzioni dematerializzate;

in altri termini mancano totalmente investimenti e soluzioni per la sicurezza che sarebbero state, e soprattutto saranno, quel fatturato aggiuntivo in grado di sostituire quello tradizionale odierno avviato ad una brusca regressione, come è stata la ricetta medica e gli stessi bollini ottici farmaceutici;

l’IPZS, invece di intraprendere questo sviluppo, ha investito ingenti somme su tecnologie volte quasi totalmente a mantenere lo stato delle cose: si parla di 250 milioni di euro negli ultimi anni;

la soluzione adottata è sempre la stessa: un prezzo dei prodotti elevato, se rapportato agli standard di mercato internazionale, giustificato dagli alti costi di produzione aggravati dagli alti margini applicati su tali costi. Questi elementi si sono trasformati in un sostanziale blocco di ogni iniziativa di sviluppo dei prodotti destinati alla sicurezza e di ampliamento alle nuove tecnologie del tipo della blockchain, per le quali invece esiste anche un forte interesse dello Stato;

questa politica dell’attuale gruppo dirigente sta portando l’IPZS in una posizione fortemente marginale nei grandi progetti di rinnovamento della pubblica amministrazione e del mondo produttivo, e tale manifesta miopia conduce verso lo sviluppo di progetti antitetici alla linea indicata dallo Stato, come è ad esempio, in tempi di virtualizzazione degli scambi finanziari, andare ad investire nella produzione di carta per le banconote;

a fronte di tutto ciò, appare necessario un management che sia in grado di traghettare la società verso l’espansione ed evoluzione del portafoglio dell’offerta, a partire dalla digitalizzazione delle soluzioni, come peraltro sempre richiesto dall’azionista,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno considerare, nell’imminente rinnovo del consiglio di amministrazione dell’IPZS, l’introduzione di un nuovo management formato di personalità adeguate in termini di approfondita conoscenza dell’azienda e dei mercati anche internazionali, nonché, e soprattutto, sensibili ai principali trend tecnologici di settore, in grado di gestire il necessario cambiamento in tempi brevi e con un’alta capacità relazionale verso partner esterni istituzionali e operativi, pubblici e privati.

[Fonte: www.senato.it]

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