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huffingtonpost.it – I nuovi crociati contro la legge sull’aborto

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Mirko è arrivato a Roma da Ravenna. Cappellino e maglietta pro life, fa parte del comitato “Difendiamo i nostri figli” e per le europee pare non avere dubbi: voterà Lega. Il popolo della Marcia per la vita si dividerà tra Lega e Fratelli d’Italia. Trentadue dei loro candidati a Bruxelles hanno firmato il Manifesto di “Provita&Famiglia”, l’associazione degli organizzatori del Congresso mondiale delle famiglie di Verona e loro, i partiti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, si contenderanno i voti del popolo della famiglia che si è ritrovato oggi a Roma per la Marcia della Vita – la nona da quando è stata istituita – per le elezioni del 26 maggio.

Nessuno lo dice ufficialmente – prima bisogna accertarsi che il taccuino del cronista sia chiuso – ma come Mirko lo lascia intendere chiaramente e certo deve esserci una corrispondenza di sensi se non amorosi quantomeno di intenti se gli unici politici di un qualche rilievo presenti sono il senatore leghista Simone Pillon e i parlamentari di Fdi, Isabella Rauti, Maria Teresa Bellucci e Federico Mollicone. Senza bandiere e simboli di partito come richiesto dal comitato organizzatore, presieduto da Virginia Coda Nunziante, che poco dopo la partenza del corteo costringerà la delegazione di Forza Nuova ad ammainare il vessillo – ma resteranno in corteo con lo striscione, “L’Italia ha bisogno di figli non di immigrazione” – che aveva provato a sventolare. Pillon, si diceva, che arriva tra i primi e subito mette le mani avanti spiegando perché è qui e non a Milano, al comizio di Salvini. “Ho chiesto a Matteo – ci dirà – e mi ha detto “vai a Roma””.

E la delegazione di Fdi, che marcia quasi in testa dietro uno striscione con su scritto, caratteri cubitali bianchi in campo blu, “Dio, Patria e famiglia”. “Siamo stati sempre presenti – tiene a precisare Rauti – difendiamo i diritti, non negoziabili, alla vita e ad avere un padre e una madre. Vogliamo lanciare una battaglia contro l’utero in affitto, che deve essere dichiarato crimine universale, e nel programma per le europee abbiamo inserito un piano di rilancio alla natalità e sgravi fiscali per le famiglie”. Temi, argomentazioni e dichiarazioni, riecheggiano, benché la Marcia sia evento autonomo e diverso, quelle del Congresso mondiale delle famiglie di Verona, che non a caso aveva avuto tra gli ospiti principali il vicepremier leghista Matteo Salvini e la leader di Fdi, Giorgia Meloni. A Roma ci sono il cardinale statunitense Raymond Leo Burke, considerato tra gli esponenti più conservatori della Chiesa, e Monsignor Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio. E c’è Silvana De Mari, scrittrice e medico, anche lei tra i relatori di Verona, nota per le sue, contestatissime, dichiarazioni contro gay e omosessualità. Parla dal palchetto allestito a piazza della Repubblica, prima che il corteo parta e sferra un attacco durissimo contro la legge sull’aborto. Che poi, insieme alla lotta all’eutanasia, è il bersaglio principale del popolo in Marcia per la vita, come ha spiegato ad HuffPost Coda Nunziante.
“Il Sistema sanitario nazionale finanzia necessità non scelte – ci dice De Mari – l’aborto e il cosiddetto cambiamento di sesso sono scelte e non possono essere pagate con i miei soldi”. Poco prima Coda Nunziante aveva spiegato che “l’obiettivo della lotta è l’abolizione totale della 194” e per questo dalla Marcia si chiede di “togliere i finanziamenti pubblici alla legge” e De Mari rincara la dose. “L’aborto volontario è un suicidio differito e la 194 è una norma come tante, non fa parte delle tavole della legge. Nessuno – aggiunge – può costringermi a finanziare gli aborti perché dovrò risponderne nel giorno del giudizio”. Applausi, strette di mano, grandi cenni di assenso. Poco più in là c’è il gruppo de “La vigna di Rachele”, un percorso spirituale, nato a Philadelphia e  importato in Italia, a Bologna, “con la benedizione della Chiesa”, sorride Monika Rodman Montanaro, la responsabile per l’Italia. “Sono incontri, attraverso i quali con l’aiuto del Signore si guarisce dai danni provocati dall’aborto perché l’aborto ferisce, Gesù guarisce”, scandisce Ettore: lui il percorso l’ha fatto con la moglie, che annuisce al suo fianco. Sul corteo, contro il cielo che minaccia pioggia, tremolano palloncini, striscioni che inneggiano a “Non fermare il suo cuore”,  alla famiglia tradizionale perché – come recita un manifesto – “Due uomini non fanno una madre”, che accompagnarono anche la marcia della famiglia, l’ultimo giorno del Congresso mondiale di Verona.

È ricomparso anche “Michelino”, il feto in gomma di undici settimane tra i gadget della kermesse veronese che tante polemiche e sdegno suscitò. E se si fa notare che il pupazzetto può fare un po’ impressione, che pare un feticcio grottesco, il popolo della vita risponde che no, “fa vedere come ognuno di noi era a undici settimane, un essere umano non un grumo di cellule”. “Noi eravamo così, sa?”, si acciglia Franco Rebecchi, del comitato “Famiglia e vita” di Modena. 
Dall’Emilia arrivano anche le due donne che reggono lo striscione che definisce “la legge sterminio di Stato”, mentre la delegazione dell’associazione “Ora et labora”, che fa picchetti davanti agli ospedali per “scoraggiare la pratica dell’aborto”, è venuto dalla Brianza. Ci sono delegazioni dall’Argentina, dalla Nuova Zelanda – in tutto sarà poco più di un migliaio di persone – gli organizzatori parlano di “grande successo, siamo il doppio dell’anno scorso”. “Difendiamo i valori Dio, Patria e famiglia”, dice Roberto. Come lo slogan fascista, come si legge sullo striscione dei parlamentari di Fratelli d’Italia. Ma se gli chiedi chi voterà alle europee, risponde con una domanda e il riferimento neanche troppo velato alle dichiarazioni del vicepremier Cinquestelle, Luigi Di Maio. “Come faccio a votare per chi ha definito “sfigati” i partecipanti al Congresso di Verona? Voterò per chi difende i nostri valori, che sono Dio, patria e famiglia”. 
Mauro e Chiara Stacconi, del “Movimento dell’amore familiare”, dicono di essere ancora indecisi. Sono in piazza coi cinque figli – dai 20 ai 10 anni – e spiegano in coro che “non c’è una politica a sostegno delle famiglie né un partito che rappresenti il popolo cristiano cattolico nella totalità dei nostri principi, ci indirizzeremo sulla persona più che sullo schieramento”. Il corteo sfila per le strade del centro, echeggiano gli slogan contro la 194: “Calpesta la legge divina”, grida la delegazione italiana dell’associazione fondata in Brasile  “Tradizione Famiglia proprietà”, “no senza eccezioni e senza compromessi”, gli fa eco quella di “Pro Malta Christiana”. 
Si giunge a piazza Venezia, palco e video allestiti per gli interventi finali. Arriva la nota stampa di Toni Brandi e Jacopo Coghe, di “ProVita & Famiglia”, gli organizzatori del Congresso di Verona. Ed è un attacco ad alzo zero contro il ministro della Salute, Movimento Cinque stelle, Giulia Grillo, che oggi via Facebook, in riferimento a quanti attaccano la legge sull’aborto, aveva nuovamente parlato di “paladini del Medioevo”. “Ministro Grillo ma non si vergogna a parlare in quel modo? Ma quale medioevo – hanno detto Brandi e Coghe – L’epoca buia sono questi 41 anni dall’approvazione della 194. Mancano all’appello 6 milioni di vite”. E poi: “Da questa piazza, piena di famiglie e vita, può ripartire il futuro dell’Italia”.
Stessa lunghezza d’onda, i messaggi consegnati dal palco, con gli inviti degli organizzatori della Marcia per la vita di Nuova Zelanda e Argentina, del messaggio video del vescovo di Ventimiglia, Monsignor Antonio Suetta, ad andare avanti nella battaglia per la vita. Per la fondatrice dell’evento in Italia, che ha ribadito l’obiettivo – abrogazione totale della 194, da smantellare pezzo per pezzo” – la vittoria arriverà. “La leggiamo negli occhi dei giovani, dei bambini e degli anziani che non vogliono ripetere gli errori del passato”, ha detto Coda Nunziante, lo sguardo rivolto all’Alabama e alla Marcia del 2020. Tra otto giorni, però, ci sono le europee. 
Qualche ora prima, davanti ai taccuini dei giornalisti, la fondatrice della Marcia in Italia aveva tenuto a sottolineare il carattere apartitico dell’evento, rivendicandone il messaggio politico. Rispondendo a chi faceva notare che il Manifesto pro vita risultato dal Congresso di Verona è stato firmato soprattutto da candidati a Bruxelles di Lega e Fdi: “Salvini? Difende la famiglia naturale, ma anche la 194. Comunque siamo noi che inviamo un messaggio alla politica, non viceversa”. 

[Fonte: www.huffingtonpost.it]

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