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Senato della Repubblica – 38ª Seduta Pubblica – Question Time con diretta televisiva (Bongiorno – Trenta – Tria)

I. Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge,  con modificazioni, del decreto – legge 25 luglio 2018, n. 91, recane proroga di termini previsti da disposizioni legislative ( Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati ) ( 717 – B )

II. Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell’articolo 151 – bis del Regolamento (testi allegati) (alle ore 15)

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RESOCONTO STENOGRAFICO

RAUTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, il decreto milleproroghe, che abbiamo approvato in prima lettura nella seduta del 6 agosto scorso, torna oggi in Aula dopo l’esame e le modifiche introdotte alla Camera dei deputati, dove a nostro avviso in modo illegittimo è stato chiesto dal Governo il voto di fiducia.

Prima di entrare nel dettaglio di qualche questione, voglio esprimere innanzitutto una sensazione politica e, se posso, anche sentimentale. La maggioranza ha prodotto un provvedimento milleproroghe a scadenza, al 31 dicembre, ed oggi che siamo in Aula per la sua definitiva approvazione ci dobbiamo interrogare sinceramente sul destino e sul futuro di tutto quanto è rimasto sospeso e irrisolto. Penso ad esempio – ed è la prima questione che intendo porre – al tema del terremoto e della ricostruzione. Quello che non è stato risolto scivolerà nella legge di bilancio dell’ottobre prossimo, oppure dobbiamo immaginare addirittura un altro milleproroghe per tutto quanto è rimasto irrisolto e sospeso? Più che un insieme di proroghe, la sensazione che si ha è quella di un gigantesco rinvio, ma su questo tornerò in seguito.

Voglio ribadire che c’è mezza Italia, quella colpita dal terremoto, che aspetta non di veder passare lo Stato nelle zone colpite dal terremoto, ma che vorrebbe sentirne la mano e vederne l’aiuto concreto. Tutto questo non c’è e non trova spazio lì dove poteva e doveva esserci. Sottolineo allora che si tratta di un rinvio e non di proroghe, probabilmente dovuto alle contraddizioni all’interno della maggioranza e questa è la sensazione che emerge. Allo stesso modo emerge la sensazione che lo spazio è poco, se non nullo, per mediare nelle Aule parlamentari, così come nelle Commissioni, perché è come se tutto si esaurisse e venisse inghiottito nelle dinamiche, anzi direi nelle frizioni, interne al Governo.

La seconda questione che intendo evidenziare è quella che anche stamani, direi giustamente, ha provocato un dibattito acceso. Mi riferisco alle clamorose giravolte sul tema dei vaccini. Su tale questione delicata e sensibile – ricordo ad agosto in Aula un accorato intervento di una collega del MoVimento 5 Stelle in difformità dal suo Gruppo – ci sono stati purtroppo due se non tre ripensamenti. Tutto questo accadeva mentre il Paese attendeva risposte e mentre in Italia, come nel resto d’Europa d’altronde, tornano malattie debellate da tempo e aumentano per esempio i casi di morbillo. Avete creato su questo tema sensibile uno stato di confusione e di allarme, e lo avete creato mentre cominciava un nuovo anno scolastico. A questa confusione, colleghi, hanno risposto i presidi, hanno risposto i genitori, le mamme, e non solo quelle che hanno bambini immunodepressi che non possono portare a scuola. E mentre il Paese rispondeva a questo stato di confusione e di allarme, la sensazione è che l’Assemblea, la maggioranza e il Governo fossero lontani, distanti, insensibili, quando non addirittura e peggio – voglio dirlo – presi da una sorta di furore ideologico. La sensazione, infatti, è che si sia ideologizzata una partita importante chiudendo volutamente gli occhi di fronte ai dati e alle posizioni espresse dalla comunità scientifica nazionale e internazionale, che ha fornito tutti i dati per inquadrare correttamente la situazione, sottolineando la necessità di una politica vaccinale senza incertezze. Si è scomodata anche l’Organizzazione mondiale della sanità, che ha richiamato tutti alla realtà e all’evidenza dei numeri.

Altra questione, grande confusione e grande caos il milleproroghe ha prodotto sui fondi destinati alle periferie e, seppur apprezzando lo sforzo di chi oggi sostiene qui che i fondi alle periferie non saranno tolti fino al 2020, la realtà racconta un’altra storia: quella di tutte quelle città che restano fuori dai finanziamenti perché non avevano i progetti pronti. Non si tratta di una questione marginale né per la politica né per la società; non si tratta di una questione marginale se vogliamo ritessere quella trama sbagliata della comunità sociale e nazionale. Occuparsi delle periferie è e deve essere centrale in ogni politica di buon governo.

Fratelli d’Italia, come forza responsabile, come opposizione patriottica – come ci piace definirci – che ha a cuore il destino del Paese, alla Camera e al Senato ha proposto molti emendamenti chiedendo alla maggioranza di convergere per correggere alcuni errori contenuti nel testo. Abbiamo apprezzato – lo sottolineo – l’accoglimento oggi del nostro ordine del giorno per un ritorno all’elezione diretta del Presidente della Provincia e dei consiglieri provinciali, ma, ciononostante, il 31 ottobre si terranno votazioni in alcune Province con un sistema elettorale sbagliato, cosiddetto Delrio. Vogliamo allora ribadire e richiamare l’attenzione di tutti e del Governo sull’urgenza di calendarizzare l’esame di un disegno di legge che concretizzi subito quanto contenuto nell’ordine del giorno approvato in merito.

Ultima questione, ma non ultima in ordine di importanza, tra quelle che restano irrisolte, forse direi la più deludente, la più scottante – lo voglio sottolineare – è il mancato correttivo, il promesso superamento della legge sulla buona scuola, a proposito del vasto mondo degli insegnanti precari, le cui proteste non sono state ascoltate, le cui proposte non sono state accettate. Addirittura – dobbiamo ricordarlo, per essere sinceri con noi stessi e con il Paese – sulla pelle delle maestre si è consumata, oltre al danno, anche la beffa: quella di un voto prima espresso nella più totale confusione il 6 agosto scorso e poi cinicamente corretto dopo l’estate.

Cari colleghi, se questo milleproroghe era, è e resta un banco di prova in cui gli annunci non contano, ma contano le decisioni, non si è dato un segnale di serietà; non si è dato un segnale di assunzione di responsabilità. Fratelli d’Italia, coerentemente, non può, quindi, che ribadire la sua contrarietà, come già espressa in prima lettura, considerando che le modifiche introdotte non sono state migliorative.

Il voto contrario dei senatori di Fratelli d’Italia ha molte ragioni di merito, come ho cercato di esprimere in via di sintesi, e anche ragioni di metodo: abbiamo infatti posto – e lo rivendichiamo – una pregiudiziale di costituzionalità sul ricorso forzato alla decretazione d’urgenza.

Presidente, in conclusione torno su quella sensazione dalla quale ero partita all’inizio di questo mio intervento. La sensazione è che questa maggioranza politica non decida, non faccia provvedimenti legislativi che non siano decreti-legge e non determini, né risolva, ma annunci e rinvii. Annunci e rinvii: questo decreto-legge ne è la prova provata.

Noi del Gruppo Fratelli d’Italia, come forza politica che non è nella maggioranza, non vi diciamo banalmente un «ci aspettavamo di più», ma con sincerità, convinzione e determinazione vi diciamo che speravamo di più, per il Paese e l’interesse nazionale, che dev’essere sempre prevalente. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni).

Resoconto stenografico della 38ª seduta pubblica del 20 settembre 2018
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Ordine del giorno
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