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148ª Seduta Pubblica – Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri

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Voto-1

RESOCONTO STENOGRAFICO

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Governo Conte 2, se fosse un film potrebbe intitolarsi «Il ritorno» o «La vendetta»; ma non è un film, piuttosto una storia di un fatto compiuto, anzi, dal nostro punto di vista, di un misfatto compiuto e dell’assenza di consenso. La manciata di minuti che ho a disposizione voglio dedicarla proprio a questo concetto di assenza di consenso.


Non c’è consenso tra di voi, lo avete dichiarato, non vi piacete. Vi siete combattuti in questa sede e fuori fino a ieri e avete cercato ogni giustificazione e ogni alibi per l’accordo che avete voluto fare contro ogni natura politica. Soprattutto non c’è consenso nei cittadini: è stato stimato che quasi il 60 per cento esprime un giudizio negativo in partenza. È una percentuale di sfiducia distante – la più alta – da tutti i Governi che si sono succeduti dal 2006 (unica eccezione, il Governo Gentiloni Silveri, che aveva una percentuale ancora più bassa).
Non ci sarebbe stato consenso se ci fosse stato un voto, un’elezione, come da noi invocato e come diritto dei cittadini. È questo il motivo per cui non si è tornati alle urne. Avete usato il concetto di democrazia parlamentare come scudo umano contro la volontà popolare, avete avuto paura delle elezioni. Infatti, tornano oggi al Governo coloro che hanno perso le elezioni regionali e le elezioni europee. Il MoVimento 5 Stelle ha perso circa 6 milioni di voti, mentre il PD torna al Governo senza vincere le elezioni, come già accaduto più di una volta negli ultimi anni.
La verità – almeno quell’idea che io mi sono fatta – è che oggi il consenso non vi interessa, nel senso che non vi serve; vi interessa di più mantenere o riprendere, a seconda dei casi, il potere.
Tuttavia un consenso lo avete e questo vi va riconosciuto: è quello che vi viene da Bruxelles, è quello che vi viene da Macron, è quello della Merkel, è quello di Tusk, è quello di Ursula von der Leyen, è quello della finanza speculativa e dei mercati finanziari. Già questo e solo questo ci dice chi siete e non ci piace.
Non avete il consenso della maggioranza dell’opinione pubblica e la vostra maggioranza parlamentare è una somma matematica per una sintesi impossibile. È come mischiare l’acqua e l’olio; è soprattutto una somma distante dalle geometrie politiche del Paese, che si sono rivelate con i risultati elettorali e si sono confermate con i sondaggi.
La vostra maggioranza di palazzo è ammantata di un principio costituzionale, ma cozza contro altri principi, che prevedono concordanza tra corpo elettorale – cito testualmente – e parlamentare.
Ed è previsto lo scioglimento delle Camere, se giudicato opportuno, quando c’è disarmonia tra attività degli eletti e sentimento popolare: il caso vostro.
Questo Governo è senza consenso ed è il Governo della disarmonia antidemocratica che ha calpestato il popolo cui appartiene la sovranità. È il Governo delle contraddizioni che chiede oggi la fiducia al Senato. La strapperà per pochi voti, naturalmente non i nostri.
Noi vi sfiduciamo in Aula, ma il Paese lo ha già fatto ieri nelle piazze. Lo ha fatto con il suo sentire comune.

PRESIDENTE.Senatrice Rauti, la invito a concludere.

RAUTI (FdI). Signor Presidente il mio collega ha parlato cinquanta secondi di meno. Vado, comunque, alle conclusioni.

PRESIDENTE.Senatrice, il mio era solo un avvertimento. Le avrei consentito comunque di concludere.

RAUTI (FdI). Oggi noi votiamo contro questo Governo. L’Italia sovrana cui avete impedito di votare oggi vi boccia e, quando torneranno le elezioni, vi travolgerà. Sarà una forza nazionalpopolare contro le élite. Sarà la forza che ristabilirà il rapporto, oggi spezzato, tra popolo e politica. E allora non riuscirete a fermare il vento con le mani. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni).

[Fonte: www.senato.it]

La bozza dell’intervento
[File pdf – 60 Kb]

Questa voce è stata pubblicata in Interventi in Aula Senato, Primo piano.